Una installazione video a 5 canali, di Oliver Ressler
2016-2019

18 settembre – 18 ottobre 2019. OPENING: 18 settembre ore 19

Non molto tempo fa il riscaldamento globale era fantascienza. Ora è diventato una scienza esatta, è la realtà in cui già viviamo. Gli ultimi report del solitamente prudente IPCC affermano che il pianeta potrebbe varcare diverse soglie oltre le quali il danno diventerebbe irreversibile e che questo processo avviene più velocemente di quanto mai ipotizzato.
il titolo “Tutto confluisce mentre tutto si disgrega” si riferisce al presente stato di cose, in cui esiste già tutta la tecnologia necessaria per porre fine all’età del fossile. Se saremo o no in grado di superare la crisi ecologica, sociale ed economica è prima di tutto una questione di potere politico. Il movimento climatico è più forte che mai. Ha ostacolato progetti di oleodotti come il Keystone LX per sabbie bituminose. Ha bloccato le trivellazioni artiche e il fracking in tutto il mondo. Centrali a carbone sono state chiuse dalla resistenza e il movimento per il disinvestimento ha registrato diversi successi premendo sulle istituzioni perché si liberassero delle azioni investite nelle corporation del petrolio.
La storia di questo progetto filmico (ancora in corso) potrebbe rivelarsi come la storia dell’inizio della rivoluzione climatica, il momento in cui la resistenza popolare comincia a riconfigurare il mondo. Il progetto segue il movimento climatico nella sua lotta per smantellare un sistema economico pesantemente dipendente dai combustibili fossili. Registra eventi chiave per il movimento climatico accostando diverse situazioni, contesti, voci ed esperienze. C’è un film per ogni evento.

Nel primo film (17 min., 2016), gli attivisti contestano la Conferenza ONU sul Cambiamento Climatico a Parigi, una città in quel momento interessata dallo stato d’emergenza (reso permanente dalla recente legislazione francese). Esattamente come le precedenti venti conferenze annuali sul clima, tutte fallite, la COP 21 di Parigi (2015) ha provato l’incapacità dei governi di impegnarsi in accordi vincolanti che ridurrebbero il riscaldamento globale attraverso una precisa strategia verso la fine dell’utilizzo delle fonti fossili. Il risultante Accordo Climatico evita qualsiasi aspetto che potrebbe danneggiare gli interessi economici delle corporation. I governi che oggi fingono che accordi non vincolanti possano bloccare il climate change, sono gli stessi che, attraverso i patti vincolanti di libero commercio, non rispettano le legislazioni locali in merito a tutela ambientale e climatica.

Il film sull’azione Ende Gelände (12 min., 2016) sposta il focus su un’azione di disobbedienza civile di massa tenutasi nelle cave di carbone di Lusatia (vicino a Berlino). 4000 attivisti sono entrati nella miniera a cielo aperto, bloccando la stazione di carico e i binari verso la centrale a carbone. I blocchi hanno fermato il rifornimento di carbone e costretto il proprietario, la svedese Vattenfall, a chiudere l’impianto. L’azione si dava nel contesto della cosiddetta “global escalation” internazionale contro l’industria dei combustibili fossili, chiedendo al mondo di “liberarsi dalle fonti fossili” e di mettere in pratica immediatamente tale indicazione.

Il film sulla ZAD (36 min., 2017) si concentra su una dei più grandi territori autonomi d’Europa, situato vicino a Nantes, in Francia. La ZAD (zona da difendere) nasce in relazione alla lotta contro la costruzione del locale aeroporto. Nel 2012, il tentativo dello Stato francese di sgomberare la zona, vide la fiera resistenza di oltre 40.000 persone. Da allora la polizia non vi ha più messo piede. Oggi 250 persone organizzate in 60 collettivi vivono permanentemente nella ZAD, occupando le terre, i campi e le foreste. La ZAD è un esempio importante di come resistenza e costruzione di alternativa abbiano bisogno di accadere allo stesso tempo. Mentre le persone si riprendono il controllo delle proprie vite attraverso esempi di autorganizzazione della produzione (panetterie, officine, una birreria, uno studio per il rap, diversi giardini di erbe medicinali, un giornale settimanale ed una biblioteca), al tempo stesso impediscono la costruzione di un aeroporto inutile ed ecologicamente disastroso. Il film è costruito attorno ad una discussione di gruppo con alcuni attivisti residenti nella ZAD.

Il film “Tutto confluisce mentre tutto si disgrega: Code Rood” (14 min., 2018) si concentra su un’azione di disobbedienza civile nel porto di Amsterdam, nel giugno del 2017. Il blocco del secondo porto europeo per quantità di carbone trattato va a colpire questo importante nodo dell’infrastruttura del capitalismo fossile. La maggiore fonte di approvvigionamento di carbone è la Colombia, dove il minerale viene estratto in condizioni socialmente ed ecologicamente devastanti.

“Tutto confluisce mentre tutto si disgrega: Limity jsme my” (10 minuti, 2019) ci porta nel cuore del blocco della miniera di carbone di Bìlina, in Boemia del Nord, Repubblica Ceca. 280 attivisti su 400 furono arrestati. La camera segue un gruppo di attivisti circondati dalla polizia, in attesa dell’arresto, il tutto sullo sfondo di un paesaggio devastato dall’estrazione della lignite. Mentre lo schermo mostra le immagini filmate dall’interno di un veicolo per il trasporto dei fermati, ascoltiamo la voci di un personaggio semi-fictional che riflette sulla disobbedienza civile di massa.

Nonostante gli sforzi dei governi e degli addetti alle pubbliche relazioni delle multinazionali di convincerci altrimenti, se i combustibili fossili verranno abbandonati e quando, eventualmente, ciò accadrà, dipenderà soprattutto dai movimenti sociali e dal grado di pressione che sapranno operare sulle istituzioni. Sono potenti strutture a costringerci all’interno di vite che distruggono la nostra stessa possibilità di riprodurre la vita. Sono queste stesse strutture che vanno cambiate, e nulla se non la nostra comune azione può riuscirci.

“Everything’s coming together while everything’s falling apart” è stato presentato per la prima volta come video installazione a due canali nell’ambito di “Property is Theft” (2016), mostra personale di Oliver Ressler al MNAC – Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Bucharest. Il progetto si è successivamente espanso fino a prendere la forma di una installazione a cinque canali ed è tuttora in corso di sviluppo, con nuovi episodi che si aggiungeranno con la prosecuzione della lotta contro questa economia, segnata dalla dipendenza da combustibili fossili.

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Oliver Ressler (Knittelfeld, Austria, 1970) vive e lavora a Vienna e realizza installazioni, progetti in spazipubblici e film su temi quali economia, democrazia, surriscaldamento globale, forme di resistenza ealternative sociali. Tra le oltre 60 mostre personali, si annoverano quelle presso il Berkeley Art Museum,negli Stati Uniti, il Platform Garanti Contemporary Art Center di Istanbul, il Museo di Arte Contemporanea diBelgrado, il Centro Cultural Conde Duque di Madrid, l’Alexandria Contemporary Arts Forum in Egitto, ilWyspa Institute of Art di Gdansk, il Lentos Kunstmuseum di Linz e il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo– CAAC di Siviglia. Attualmente sta lavorando alla preparazione di altre due mostre personali per SALTGalata di Istanbul e il MNAC – National Museum of Contemporary Art di Bucarest, le cui rispettiveinaugurazioni sono previste per novembre 2016. Ressler ha partecipato a oltre 300 mostre collettive, tra cuiquelle presso il Museo Reina Sofía di Madrid, il Van Abbe Museum di Eindhoven, il MASSMoCA di NorthAdams, Stati Uniti, il Centre Pompidou di Parigi; inoltre, ha preso parte alle biennali di Siviglia (2006), Mosca(2007), Taipei (2008), Lione (2009), Gyumri (2012), Venezia (2013), Atene (2013, 2015) e Quebec (2014).Nel 2016, Ressler ha vinto il premio di recente creazione Prix Thun for Art and Ethics Award. www.ressler.at

Presto verranno comunicati gli orari precisi della mostra

Everything’s coming together while everything’s falling apart

A 5-channel video installation by Oliver Ressler

2016-2019

Not too long ago, global warming was science fiction. Now it has become hard science, and a reality we already live in. The latest reports from the sober Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) suggest that the planet may be approaching multiple thresholds of irreversible damage faster than was ever anticipated. 

The title “Everything’s coming together while everything’s falling apart” refers to a situation in which all the technology needed to end the age of fossil fuel already exists. Whether the present ecological, social and economic crisis will be overcome is primarily a question of political power. The climate movement is now stronger than ever. It obstructed pipeline projects such as the Keystone XL tar sands pipeline. It stopped Arctic drilling and blocked fracking all over the globe. Coal-fired power plants were shut down by resistance, and the divestment movement that pressures institutions to unload their stocks from fossil fuel corporations has had successes.

The story of this ongoing film project may turn out to be a story of the beginning of the climate revolution, the moment when popular resistance began to reconfigure the world. The project follows the climate movement in its struggles to dismantle an economic system heavily dependent on fossil fuels. It records key events for the climate movement, bringing together many situations, contexts, voices and experiences. There is one film for each event. 

In the first film (17 min., 2016), activists contest the UN Climate Change Conference in Paris, a city then under a state of emergency (effectively made permanent by recent French legislation). Like twenty failed annual climate conferences before it, COP21 in Paris in 2015 proved the incapacity of governments to commit themselves to any binding agreement that would curtail global warming through a definite strategy for the end of fossil fuel use. The resulting Climate Agreement avoids anything that would harm the economic interests of corporations. The governments now pretending that non-binding agreements can hold back climate change are the same ones whose binding free trade pacts make dead letter of local environmental and climate legislation.

The film on the Ende Gelände (end of the road) action (12 min., 2016) shifts the focus to a massive civil disobedience action at the Lusatia lignite coal fields (near Berlin). 4,000 activists entered an open-cast mine, blocking the loading station and the rail connection to a coal-fired power plant. The blockades disrupted the coal supply and forced the Swedish proprietor Vattenfall to shut the power station down. 

The action was part of an international “global escalation” against the fossil fuel industry, calling on the world to “Break Free from Fossil Fuels” and putting that imperative directly into practice.

The film on the ZAD (36 min., 2017) focuses on Europe’s largest autonomous territory, located close to Nantes in France. The ZAD (zone to defend) emerged from the struggle against a new airport. In 2012 the French state’s attempt to evict the zone was fiercely resisted by more than 40,000 people. The police have not set foot there since. Today 250 people in 60 collectives live permanently at the ZAD occupying the wetlands, fields and forests. The ZAD is a successful example of the way resistance and the creation of alternatives need to happen at the same time. While people take back control over their lives with self-organized bakeries, workshops, a brewery, medicinal herb gardens, a rap studio, weekly newspaper and a library, they hinder the construction of an unnecessary, ecologically disastrous airport project. The film is built around a group discussion with activists living at the ZAD. 

The film “Everything’s coming together while everything’s falling apart: Code Rood” (14 min., 2018) highlights a civil disobedience action in the port of Amsterdam in June 2017. The blockade of Europe’s second-largest coal port draws a red line against this important fossil-capitalist infrastructure facility. The largest single source of the coal shipments is Colombia, where coal is extracted under ecologically and socially devastating conditions. 

“Everything’s coming together while everything’s falling apart: Limity jsme my” (10 min., 2019) leads us directly into the blockade of Bílina coal mine in Northern Bohemia in the Czech Republic. 280 of approximately 400 activists taking part were detained. The camera follows a group of activists awaiting deportation inside a police kettle, against the backdrop of a landscape defaced by lignite strip-mining. While the screen shows images filmed from inside a prisoner transport vehicle, we hear the voice of a semi-fictional character, reflecting on mass civil disobedience. 

Despite the efforts of government and corporate PR to convince us otherwise, whether fossil fuels will be abandoned and when this will happen will be decided primarily by social movements and the degree of pressure they exert on institutions. Powerful structures force us into lives that destroy our livelihood. It is these structures that must be changed, and nothing but our action in common can change them. 

“Everything’s coming together while everything’s falling apart” was first presented as a 2-channel video installation as part of Oliver Ressler’s solo exhibition “Property is Theft” (2016) at MNAC – National Museum of Contemporary Art in Bucharest. The project was later expanded to a 5-channel video installation and will be ongoing, with further episodes to be added as the struggle against a fossil fuel-dependent economy continues.