UN’ASTA PER KOBANE | MERCOLEDì 11 MARZO h. 18

febbraio 26, 2015 at 17:10 , by admin

ASTA BENEFIT A SOSTEGNO DEL PROGETTO
ROJAVA CALLING 
MERCOLEDì 11 MARZO ORE 18

La città di Kobanê, dopo aver resistito oltre 100 giorni all’assalto dallo Stato Islamico, il 26 gennaio scorso è stata liberata. In questi mesi Kobanê è diventata un simbolo globale della lotta contro il fondamentalismo religioso e la repressione. La comunità curda del Rojava, la regione di Kobanê, in questi anni si è dotata di forme di autogoverno a sostegno dei pari diritti fra donne e uomini, dei diritti delle minoranze etniche e religiose, rappresentando un esempio unico di nuove possibili forme di autonomia.

Durante questo lungo periodo, attivisti dei centri sociali di molte città italiane, Venezia compresa, hanno avviato una staffetta di solidarietà che li ha portati direttamente nella città. La forte volontà di sostenere il progetto politico della Rojava e la resistenza, ha dato vita a una cooperazione politica attraverso aiuti diretti ai rifugiati.  Oltre a un importante lavoro d’informazione, molto tempo è stato speso nei tre campi autogestiti della città di Suruç, assieme alle compagne e ai compagni curdi che si occupano degli aiuti umanitari indispensabili per la sopravvivenza dei rifugiati. Attualmente, questi luoghi sono totalmente dimenticati da enti, istituzioni e grandi organizzazioni internazionali.

Il desiderio di collaborare per la realizzazione di nuovi progetti nel territorio devastato, è stato fin da subito esplicitato da parte dei cittadini di Kobanê e dei villaggi limitrofi. Per questo come S.a.L.E. Docks abbiamo deciso di organizzare un’asta di raccolta fondi. Il ricavato sarà devoluto al progetto Rojava Calling il quale, attraverso i suoi attivisti, si occuperà di farlo pervenire a Kobanê a fine marzo 2015.

Oltre ai lavori presenti al catalogo consultabile in questa pagina, sarà allestita una parte dedicata alla vendita diretta di fotografie, serigrafie e pubblicazioni. Inoltre a tutti coloro che faranno un’offerta durante l’asta verrà regalato un disegno dell’artista Cesare Pietroiusti.

L’asta si terrà l’11 Marzo 2015 dalle ore 18.

L’intero ricavato verrà devoluto al progetto Rojava Calling.

 

 ENG

 

The city of Kobanê, after having survived more than 100 days from the assault by IS, on 26 January was freed. In recent months Kobane has become a global beacon for the fight against religious fundamentalism and repression. The Kurdish community of Rojava, in the region of Kobane, has adopted forms of self-government in support of equal rights between men and women and for rights of ethnic and religious minorities, representing a unique example of possible new forms of autonomy. 

 

During this long period, activists of “Centri Sociali” from various Italian cities, including Venice, have undertaken a solidarity relay to Kobanê and nearby villages to deliver aid essential to the local population. This experience has given rise to political cooperation. Apart from an important function of passing on information, a large amount of time was spent with the Kurd comrades in three self-managed camps in the city of Suruç, and with the people who are dealing with humanitarian aid essential for the survival of refugees. These places have been forgotten by authorities, institutions and multinational organizations.

 

The availability and willingness to collaborate in order to achieve new projects in the devastated area was immediately conveyed by the population of Kobanê and nearby villages. For such reasons, we, as S.a.L.E. Docks, have decided to organize this auction to raise funds for the Rojava Calling project and, through its activists, hope to bring them directly to Kobanê in late March 2015.

 

In addition to the works for auction inside the catalogue, on view at this page, there will be a section dedicated to the direct sale of photographs, screen prints and publications. Moreover all those who will make a donation during the auction will receive a gift drawing by the artist Cesare Pietroiusti.

 

The auction will take place on the 11th of March 2015 from 6 p.m.

 

All proceeds will be donated to the Rojava Calling project.

 

 


6 e 7 FEBBRAIO WORKSHOP PRE-PARATA NO GRANDI NAVI

febbraio 5, 2015 at 11:51 , by admin

 6 e 7 FEBBRAIO dalle 14
WORKSHOP PER PREPARARE I TRAVESTIMENTI DELLE BARCHE 
PER LA PARATA DEL 15 FEBBRAIO 

OPEN#7 MERCOLEDì 11 FEBBRAIO ORE 19

gennaio 22, 2015 at 15:33 , by admin

OPEN#7
MERCOLEDì 11 FEBBRAIO ORE 19
OPEN CALL per artisti, architetti, urbanisti, designers, organizzatori, studenti, attori, performer, illustratori…

Anche quest’anno S.a.L.E Docks apre le porte alla città con il progetto collettivo OPEN#7. Dal 2012 OPEN si è trasformato da “semplice” bando di selezione per l’allestimento di una mostra collettiva a processo aperto volto alla produzione di un evento collettivo finale. Cifra fondamentale di tale processo è la condivisione di competenze, conoscenze, aspettative e desideri in tutte le fasi della produzione, quella delle opere vere e proprie, ma anche quelle dell’organizzazione e della comunicazione. La sfida è la creazione di un processo decisionale collettivo che riguardi modi e contenuti del lavoro.
Noi ci limitiamo a due proposte preliminari. La prima è il tema, quest’anno ci piacerebbe partire dal concetto di SCIOPERO. Ha ancora un senso questa parola? Che significato potremmo darne in relazione alle pratiche artistiche al lavoro culturale e alla formazione? La seconda proposta è invece metodologica. Nell’arco dei due mesi verranno organizzati due LABORATORI gratuiti con alcuni ospiti che presto comunicheremo.

OPEN#7 inizierà l’11 febbraio e si concluderà il 10 aprile con evento finale.

PER UN DIRITTO ALLA CITTA’ GLOBALE, IL CASO DI VILLA HERIOT A VENEZIA

dicembre 19, 2014 at 13:41 , by admin

Il Caso di Villa Hériot a Venezia
Per un diritto alla citta’ globale
Il capitalismo estrattivo tra omologazione e unicità dello spazio urbano

Sulla mappa del nuovo malaffare nazionale, tra la Milano degli appalti per l’Expo e la Roma del Nero Carminati, ci sta il Veneto del sistema Mose, della Concessione Unica al Consorzio Venezia Nuova che, come spesso abbiamo sostenuto, ha costituito la base giuridica, perfettamente legale, per la diffusione della metastasi corruttiva. Non dunque una degenerazione del sistema, ma un sistema a misura di degenerazione. Allo stesso modo, l’alienazione di “pezzi” della città lagunare, dagli edifici di pregio alle isole, la svendita del patrimonio pubblico, non può essere descritta nei termini di una semplice involuzione della politica, giacché il dispositivo di governance, dai “piani alti” della Troika, fino alle amministrazioni comunali, è oggi coerentemente dispiegato per rispondere all’urgenza dell’attuazione delle politiche dell’austerità. Certo, ad ogni livello non mancano le resistenze, come non sono mancate a Venezia, ma dobbiamo ammetterlo, non sono state sufficienti ad invertire la rotta. E se è legittimo non cedere alla demagogia, separando le “mele marce” dalle “persone per bene”, senza l’affermazione di movimenti di massa in grado di imporre un cambiamento epocale non possiamo farci illusioni.

Possiamo però, almeno per quanto riguarda le città, almeno per quanto riguarda Venezia, rilevare un dato un positivo. Se la morsa dell’austerity e la dittatura del bilancio smembrano (assieme alle corruttele) il tessuto urbano, storico, economico e sociale, la vitalità delle pratiche per il “diritto alla città” ci restituisce un terreno d’azione praticabile. Vita, contro la retorica della Venezia che muore, un bios politico che coglie la provocazione dell’ultimo titolo di Salvatore Settis, “Se Venezia muore” e (pur abbracciando i temi della denuncia) la respinge al mittente.

Mi riferisco, in particolare, al recente caso della prevista alienazione del complesso di Villa Heriot, due edifici, una dependance e un grande giardino lasciati dagli industriali francesi Heriot al Comune di Venezia nel 1947 (con esplicita richiesta del vincolo ad uso pubblico). Oggi questo complesso ospita un’Università Internazionale dell’Arte, l’Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea e la palestra di una scuola materna (frequentatissima da oltre sessanta bambini). Ma né le volontà della vedova Heriot né le attività interne hanno fermato il commissario Zappalorto (Venezia avrà nuovamente un sindaco eletto a partire dal maggio prossimo) che si è pronunciato per l’alienazione, rimanendo così fedele alla sua missione di far quadrare i conti, cioè di tagliare i servizi e di liquidare i beni pubblici. Ma questa volta la città ha risposto e la campagna si è messa in moto. Alle due sedute consiliari in cui si è discussa la vendita della villa sono accorse centinaia di persone per manifestare la propria contrarietà. Domenica scorsa il Comitato Villa Heriot Bene Comune ha organizzato un open day per fare conoscere a tutti le attività in corso; un successo enorme, una giornata riuscita e attraversata. C’erano le famiglie, i bambini, gli anziani, gli spazi sociali, assieme a centinaia di altri e agli studenti della campagna “Invendibili”. Quelli che l’anno scorso sono riusciti nell’ardua impresa di salvare tre palazzi storici dell’Università di Ca’Foscari da una permuta sciagurata. E’ qui, dall’interno di questi processi contro le privatizzazioni, che qualcosa può emergere come bene comune. E’ qui che si attua uno scarto, la trasformazione di Villa Heriot da luogo pubblico a patrimonio comune. Qui si manifesta la città che non muore, quella che non ha perso la memoria di sé e che la può usare per guardare oltre.

E però dobbiamo dire con chiarezza che è solo dentro queste contraddizioni che, se proprio non si può farne a meno, è possibile etichettare una città come viva o morta. Poichè queste contraddizioni sono oggi strutturali dello spazio metropolitano, cioè definiscono in negativo cos’è e cosa non è città (come l’esclusione dei metechi definiva la polis e lo sfruttamento di fabbrica definiva la metropoli industriale), al di là delle dimensioni e del numero di abitanti. Dobbiamo quindi agire con attenzione. Dobbiamo fare sì che le nostre mobilitazioni non assumano un tono nostalgico, non cedano al desiderio di un passato idealizzato, di un tempo che non può tornare. Non intendo qui riproporre la semplicistica polemica tra passatismo e presentismo, tra conservazione ed innovazione, ma tutti noi che “facciamo” il diritto alla città, dovremmo sapere che servono strumenti in grado di fare valere questo diritto in uno spazio urbano segnato, nel bene e nel male, dalla globalizzazione. Un diritto alla città globale dunque, poiché Venezia è tale. Lo è perché è simbolo nel mondo, perché venne citata addirittura come modello per la Manhattan delle origini, perché “vanta” decine di imitazioni ora divenute simulacro e perché è (a sua volta) attraversata da piccole città galleggianti (ovvero mastodontiche navi) di proprietà di grandi multinazionali. Ma il punto non è, come sostiene Settis, che l’unicità di Venezia risulta insopportabile alla modernità che vorrebbe ridurla ad omogeneità, la sua peculiarità è invece vittima di un amore violento e rischia di soffocare nell’abbraccio vampiresco del capitale (nostrano e globale). Se la battaglia per la difesa della città storica di Venezia è, simbolicamente, la battaglia per la salvaguardia di tutte le città storiche, allora questa lotta non può che passare per un’evoluzione. Lo schema del locale contro il globale non regge, non solo perché Venezia è, volente o nolente, un luogo dentro la mondializzazione, ma perché gli appetiti della speculazione nostrana, della corruzione “in teccia”, squalificano ogni illusione di una presunta purezza indigena.

Ci piaccia o no, vagheggiare del ritorno alla polis e all’agorà, è un esercizio inutile, quando non pericoloso. Oggi, non dimentichiamolo, il ritorno ad una città omogenea sul piano etnico e religioso si addice soprattutto ai vari populismi europei.

L’omologazione del tessuto urbano, la sua riduzione alla funzione di riproduzione della forza lavoro era un processo già provocatoriamente descritto negli anni 70 da Archizoom. Con eleganza minimalista, la città veniva rappresentata “senza qualità”: geometrie di quadrati neri su fondo bianco, sezioni dominate da una ritmica modulare ripetuta ovunque e all’infinito, pattern di punti in stile quasi optical. Non che oggi l’omologazione non rappresenti un problema, chiamiamola con termini datati come città-territorio o con termini più recenti, adattati alla mondializzazione, come Junk-space o Bigness. E’ però vero che laddove l’omologazione è (fortunatamente) difficoltosa, il capitale agisce da parassita dell’unicità, dei tratti peculiari di un luogo. Venezia è un esempio chiaro di questa dinamica, non è un caso che tendano a naufragare progetti trash come il grattacielo Palais Lumiere, “offerto” da Pierre Cardin, o la parodistica riproposizione di Coney Island (quella sì vero banco di prova ingegneristico e immaginativo del Manhattanismo), “Veniceland” parco a tema presentato da un colosso veneto delle giostre. Quando si vuole provare ad estrarre valore dall’unicità entrano in gioco la rendita di monopolio e il branding, causando danni a volte gravi quanto le più volgari politiche di uniformazione urbana.

Allora attrezziamoci, perché abbiamo bisogno di immaginazione politica per rendere efficace il diritto alla città. In questo senso, forse, può soccorrerci ed ispirarci l’eclettismo architettonico di Villa Heriot, il giardino che emerge dalla laguna, l’atmosfera ariosa e onirica dei suoi spazi, l’inaspettata ma efficace incoerenza degli interni che strizzano l’occhio all’estremo oriente, pur costruendo una sorprendente continuità psicogeografica con la città. Il tutto partorito della mente di Raffaele Mainella, un meridionale, veneziano d’adozione e grande viaggiatore già a fine Ottocento, un cittadino del mondo in una città di cittadini del mondo.

Marco Baravalle – S.a.L.E. Docks

LETTERA APERTA IN RISPOSTA ALL’EDITORIALE DI ALESSANDRO ZANGRANDO “L’OLTRAGGIO ALLA BELLEZZA”

novembre 21, 2014 at 14:28 , by admin

Lettera aperta in risposta all’editoriale di Alessandro Zangrando
“L’oltraggio alla Bellezza” (Corriere Veneto, 18 Novembre).

Severo Alessandro Zangrando nello stigmatizzare la processione degli stagisti e dei precari della cultura. Arcigno custode della Bellezza, ma disinformato.

Disinformato perché, prima di tutto, la Fondazione Guggenheim è forse l’indirizzo per eccellenza da segnalare quando parliamo di sfruttamento nel campo dell’arte. Probabilmente l’attento editorialista non si è accorto che la Fondazione è l’obbiettivo di una campagna di boicottaggio internazionale (appoggiata da artisti di primo piano) intitolata Gulf Labour che dal 2011 protesta contro le miserabili condizioni a cui sono costretti i lavoratori migranti impegnati nella costruzione della sede Guggenheim ad Abu Dhabi. Sottopagati, senza diritti sindacali, impiegati senza norme di sicurezza.

Ma veniamo alla situazione nostrana, la Guggehneim di Venezia si difende dalle accuse di utilizzo del lavoro gratuito a mezzo stage affermando di pagare gli stagisti stranieri e di retribuire gli Italiani attraverso crediti formativi. E’ esattamente questo che noi contestiamo e contro cui si stanno ribellando centinaia di studenti in molti atenei. Con i crediti formativi non si paga un affitto a Venezia, non si viaggia, non ci si “fa una cultura”. Si dirà che si tratta di formazione. Parliamone, chiunque lavori a Venezia nel settore culturale sa benissimo di un diffuso malcontento nei confronti di ciò che si impara lavorando gratuitamente. Alcune volte ci forma davvero, più spesso si accetta di eseguire mansioni inutili perché “fa curriculum”. Questa situazione spesso continua ben oltre la laurea anche se oggi, fortunatamente, stanno crescendo i fenomeni di indisponibilità.

Siamo felici che una piccola scritta (uno quadrato a stencil di 40 cm di lato con su scritto “Let’s Strike”) abbia suscitato un dibattito di cui c’è francamente bisogno.

Per questo S.a.L.E. Docks e Li.s.c. proporranno molto presto dei momenti di discussione pubblica, in cui saranno invitati studenti, lavoratori precari e stagisti. Insieme per costruire una piattaforma di rivendicazioni fuori da ogni ideologia, in grado di rifiutare il dilagare del lavoro gratuito o sottopagato e di fare uscire dall’invisibilità una parte importante di chi studia, lavora e vive in questa città.

Infine ringraziamo l’editorialista per aver ridato lustro alla pratica del graffito, ormai troppo spesso relegata a “pezzo da museo” o ornamento urbano. Quando una scritta sul muro scuote chi la legge e solleva un tema importante, allora ha fatto il suo dovere.


S.a.L.E. 
Docks

Li.s.c. Venezia

Link all’editoriale di Zangrando:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2014/18-novembre-2014/oltraggio-bellezza-230558374219.shtml

LOST IN VENEZIA WORKSHOP 22-23 Novembre

ottobre 28, 2014 at 15:07 , by admin

BOLO Paper organizza il workshop Lost in Venezia in collaborazione con Rural Boxx, presso S.a.L.E. Docks, Venezia.

Per tutto il weekend, all’interno dello spazio che ospita il workshop sarà allestita una mostra/mercato di fanzine e libri editi da BOLO Paper, aperta a tutti!

Due giornate dedicate all’autoproduzione editoriale tramite processi analogici come collage e stampa in fotocopia. Ogni partecipante verrà guidato nella realizzazione di una fanzine personale dedicata alla città in cui si svolge il workshop.
In una prima fase i partecipanti “si perderanno” per i vicoli di Venezia dove potranno acquisire immagini e fotografie che verranno successivamente condivise con il gruppo.

Il workshop proseguirà con l’ideazione, il design e la duplicazione del progetto editoriale.

Grazie all’utilizzo della fotocopiatrice si potrà rielaborare il materiale raccolto sperimentando la post-produzione analogica delle immagini.

Ogni partecipante produrrà e conserverà alcune copie della propria fanzine.

 

 ***

A 2 day workshop on self-publishing and fanzines. In this weekend participants will be given the necessary tools to create their own personal version of a zine called “Lost in Venezia“.

Saturday morning will be dedicated to studying different contemporary existing examples of self-published zines. In the afternoon participants will be asked to take pictures around the city as to create material to work with. Later, editing, sequencing and design will be discussed practically.

As a final stage of the day, participants will work towards transforming their photographic/graphic project into a publication using both manual and digital techniques.

Each person will produce and keep some copies of his now fanzine.

 

Info e prenotazioni:
ilike@bolomagazine.com
Il workshop è limitato a 15 partecipanti!

Quota di partecipazione:
50€ . il necessario per la produzione del progetto verrà fornito dagli organizzatori.

Materiali extra:
I partecipanti sono invitati a portare materiali storici (come libri o cartoline) e immagini personali al fine di utilizzarle per la composizione della fanzine. Non è previsto l’utilizzo del computer.
Portare anche una forbice e una colla.

Quando:
Il workshop dura due giorni per tutti i partecipanti
Sabato 22 Novembre dalle 10:00 alle 18:00
Domenica 23 Novembre dalle 10:00 alle 18:00.

Dove:
Magazzini del Sale, Dorsoduro 265, Venice, Italy

FOR FOREIGNERS PARTICIPANTS PLEASE SEND A MAIL ilike@bolomagazine.com TO ASKING FOR MORE INFO!

CANIS LATRANS – MOSTRA DEL COLLETTIVO COYOTE – OPENING GIOVEDì 30 OTTOBRE ORE 18

ottobre 17, 2014 at 10:56 , by admin

Canis Latrans

Mostra Collettiva

a cura del Collettivo Coyote

in collaborazione con  S.a.L.E Docks

OPENING 30 OTTOBRE H18

Canis Latrans è una mostra collettiva che raccoglie i lavori di Alberto Lupparelli, Gabriele Salvo Buzzanca, Vincenzo Punzo, Letizia Iman Scalco, Laura Coletto, Mattia Bertolo, Riccardi Vicentini, Lisa Stefani, Andrea Zallot, Bruno Amplatz, Aran NdiMurwango, Andrea Bortuzzo, Leonardo Marenghi, Giuseppe Pernigotti, Filippo Rizzonelli, Stefan Pricopi, Andrea del Martello.

SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION

Canis Latrans 

 Collective Exhibition

Curated by Collettivo COYOTE 

in collaboration with S.a.L.E Docks

Opening 30th October 8 p.m. 

S.a.L.E Docks, Dorsoduro 265, Venice.

 

Canis Latrans is a collective exhibition gathering together works from Alberto Lupparelli, Gabriele Salvo Buzzanca, Vincenzo Punzo, Letizia Iman Scalco, Laura Coletto, Mattia Bertolo, Riccardi Vicentini, Lisa Stefani, Andrea Zallot, Bruno Amplatz, Aran NdiMurwango, Andrea Bortuzzo, Leonardo Marenghi, Giuseppe Pernigotti, Filippo Rizzonelli, Stefan Pricopi, Andrea del Martello.

FACK MSUV / PERFORMING THE MUSEUM AS A COMMON / 30.06 – 6.07 / NOVI SAD

giugno 26, 2014 at 14:25 , by admin

FACK MSUV / PERFORMING THE MUSEUM AS A COMMON 

FACK MSUV si svolgerà al Museo di Arte Contemporanea di Vojvodina (MSUV) a Novi Sad (Serbia) dal 30.06 al 06.07.2014

 

L’operazione FACK MSUV consiste nell “liberare” temporaneamente il museo – trasformandolo in una zona temporaneamente autonoma – aprendolo alla comunità artistica (e non solo) locale e internazionale, mettendo l’intero fabbricato a disposizione, senza alcun filtro istituzionale di controllo e di selezione “dall’alto”. La direzione e’ complice dell’iniziativa: ha accettato di rendere disponibile il museo, senza richiedere alcun progetto ne’ programma, ne’ lista partecipanti, ne’ contratto – abdicando di fatto, anche se solo temporaneamente, alla propria posizione di potere e di controllo.

Oltre ad una critica delle istituzioni pubbliche della cultura, dei loro modi di funzionamento e di gestione delle risorse comuni, del modello rappresentativo e selettivo-esclusivo, e dei criteri e valori su cui esso si basa, l’operazione FACK MSUV ha soprattutto l’intenzione di sperimentare un modello di gestione e programmazione alternativo basato sulla partecipazione, autorganizzazione, inclusione, uguaglianza e cooperazione fra artisti, curatori, studiosi e cittadini – un diverso modello d’istituzione auto-gestita “dal basso” come bene comune. Nell’ambito specifico di un’istituzione d’arte contemporanea quale MSUV, il desiderio è anche quello di proporre una riflessione ampia e condivisa riguardo a che tipo d’arte sia necessaria oggi e – di conseguenza – che tipo di museo d’arte.

Durante la settimana dell’occupazione si terranno diverse attività aperte al pubblico: incontri, seminari, proiezioni, mostre, istallazioni, ascolti, performance, concerti, etc. Il desiderio è che il museo, oltre ad essere uno spazio aperto per la presentazione di lavori ed eventi, diventi un laboratorio aperto, dove poter sperimentare, scambiare idee e pratiche, fare nuovi incontri e esperienze, creare nuove alleanze e contagi. Per questo sarebbe positiva, se possibile, la permanenza di chi interviene durante tutta la settimana dell’evento.

Nell’attuale fase di preparazione proponiamo d’iniziare a interagire tra noi tutte/i proponendo contenuti e formati attraverso vari “tavoli di lavoro” basati su strumenti di comunicazione online, quali ad esempio: tavolo architettura/urbanismo, tavolo musica/suono, tavolo performance, tavolo cinema/video, tavolo arte culinaria, tavolo frontiere/migrazioni – FACK BORDERS, tavolo beni comuni/commons, tavolo sistemi di cattura, tavolo arte visiva, e altri. Chi decide d’intervenire puo’ prendere parte attiva sia prima che durante l’evento, contribuendo alla sua co-ideazione, co-preparazione, co-organizzazione, co-promozione, co-realizzazione, co-documentazione, invitando e coinvolgendo altre persone che ritiene interessate/interessanti. Ognuno e’ libero di partecipare, secondo un principio di auto-selezione, scelta reciproca, autovalutazione del contesto, fiducia nella capacità e nell’intelligenza di tutti; ognuno assume la responsabilità per se stesso e per il proprio lavoro. Tutti i partecipanti all’operazione FACK MSUV sono accreditati nell’ordine alfabetico come co-autori, co-produttori e co-realizzatori dell’evento.

Per altre info e PARTECIPAZIONE scrivere a> fackmsuv@gmail.com

[E' online il blog-piattaforma FACK MSUV per comunicazioni, interazioni, riflessioni, informazioni e coordinamento, tra chi interviene all'evento. Il blog FACK MSUV e' uno strumento per la preparazione, un contenitore visibile solo agli utenti da utilizzare e da sviluppare insieme, che serve a incontrarci virtualmente e a elaborare concetti e logistica prima di trovarci a Novi Sad. Chi desidera intervenire a FACK MSUV puo' chiedere l'accesso come lettore/creatore del blog scrivendo a fackmsuv@gmail.com]

DATE: 30 giugno – 6 luglio 2014
DOVE: MSUV – Museo di Arte Contemporanea della Vojvodina – Novi Sad – Serbia

http://www.msuv.org/
https://www.facebook.com/msuvns

WHAT THE F.A.C.K. is…

F.A.C.K. è una piattaforma-evento collaborativa, transdisciplinare e aperta, consistente in appuntamenti temporanei autoprodotti e autogestiti dagli artisti, teorici e tecnici partecipanti, per sperimentare e riflettere su modelli alternativi di organizzazione e produzione nelle arti contemporanee, per interrogarsi attraverso la pratica artistica e la discussione riguardo al sistema dell’arte oggi, ai cambiamenti sociali in atto, a come posizionarsi in quanto artista nella crisi trasversale attuale. Nel 2012 e 2013 sono state realizzate edizioni della durata di circa 15 giorni, che hanno incluso dibattiti, performance, concerti, laboratori, video proiezioni e mostre, con la partecipazione di artisti, e teorici italiani e stranieri.

FACK ha avuto inizio a Cesena nella primavera del 2012, anche grazie al contagio positivo delle occupazioni culturali nate di recente: lavoratori dello spettacolo e dell’arte hanno realizzato in vari centri urbani italiani una serie d’occupazioni/liberazioni di spazi pubblici, o privati, che erano stati sottratti alla cittadinanza perché lasciati all’abbandono e/o destinati alla speculazione immobiliare, li hanno restituiti ad una funzione pubblica sperimentando modalita’ aperte e partecipate nell’organizzazione delle attivita’.

F.A.C.K. è un acronimo variabile e multilingue che, secondo la necessità, il desiderio o il contesto, sta per: Forum di Arte e Cultura Kontemporanea – oppure per Faktum, Fabbrica, Forum, Festival / Azione, Agora, Autonomia, Act, Arte, Agon / Cultura, Contemporary, Casa, Container, Comunità / Kultura, Komuna, Kazbah – ma anche semplicemente per fack! a tutto quello che cerca di sottomettere l’agire artistico (e l’agire umano in generale) ad un’ideologia che rispecchia gli interessi di gruppi ristretti e chiusi, delle odierne elites economiche, politiche e culturali.

FACK è un fenomeno trans-territoriale e transnazionale, un contenitore temporaneo e transitivo creato di volta in volta da chi interviene, un minimo denominatore comune – una forza mobile e variabile. FACK è uno strumento concettuale e organizzativo/produttivo – accessibile a tutti gli interessati – con cui si possono realizzare degli eventi specifici in formati, formazioni, tempi e luoghi disparati. FACK non è un collettivo o gruppo fisso, non è una associazione, non è un “progetto” ne’ un manifesto, non è un festival ne’ una mostra. FACK si forma, de/forma e riforma con ogni singola iniziativa-evento, che a sua volta può adottare il formato “festival”, “mostra”, “dibattito”, “performance”, etc, oppure crearne combinazioni diverse, o farne a meno, o inventare formati inediti… Quello che delinea l’identità del FACK sono le specifiche modalità organizzative-produttive-partecipative che adotta, le questioni a cui si richiama chi lo attraversa, lo desidera, lo usa, lo nutre, lo sviluppa…

FACK
https://www.facebook.com/fackfestival
http://fackfestival.blogspot.it/

———————————————————————————————————————————————-

ENGLISH VERSION


FACK MSUV event is taking place at the Museum of Contemporary Art of Vojvodina (MSUV) in Novi Sad (Serbia), from June 30 to July 06, 2014 (and maybe longer). 

The event is launched by the mobile art platform F.A.C.K. from Cesena (Italy) in collaboration with “liberated spaces” MACAO (Milan), Teatro Valle (Rome), S.a.L.E. Docks (Venice) and Embros Theatre (Athens) and is realized with the contribution and participation of numerous artists, curators, researchers, activist and citizens from the ex-Yu region and the rest of Europe. 

What the FACK MSUV is…

liberated space/time / FACK MSUV is an operation of temporary “liberation” of the museum (it can be conceived too as a sui generis occupation or re-appropriation) with the aim of making it open and freely accessible for use for both local and international (art) community without classical institutional filtering and control “from the top down”. The MSUV management is a party to the plan insofar as they put at participants’ disposal the museum infrastructure, and even the small portion of it’s (rather modest) program budget, without however being given in return any written project, list of participants or programme of the event. Without precise insight of what-who-how is going actually to happen – and without having in hand any written contract with the participants – the management had de facto renounced, even if only temporarily, to it’s centralised functions of planning, organising, staffing, controlling and directing. 

museum as a common / besides being critical of the way the public cultural institutions are conceived, organised and managed – reflecting the dominant social model which is representative, selective, exclusive and mostly exploitative – the FACK MSUV operation is an experiment in alternative “bottom-up” institutional model based on participation, self-organization, self-management, inclusivity and cooperation between artists, curators, scholars and attentive publics/citizens. 

the coming art(ist) / in addition to being an occasion to perform collectively the museum as a common, FACK MSUV opens up the space for more specific, and more critical, reflection on what kind of art(ist) – and therefore on what kind of art education and art institution – do we need in today’s globalised and ever more liqufied and precarious society regulated by the economical and financial interests of the very few. 

art and revolution / another important focus of the operation is to question the non-relation of the new post-Yugoslav societies and their cultural institutions with the heritage/values of the socialist revolution and the antifascist struggle in the WWII. In particular the MSUV’s non-relation with the (hi)story of the very building in which it is “temporarily” situated since 2001 (and with the building’s sole remaining original exposition room, which was recently contextualized in nationalistic key by the historical Museum of Vojvodina) – the building was actually constructed for the Museum of revolution (funded in 1956), which fell in oblivion and decay during the Yugoslav conflicts of the 1990s. 

social and cultural laboratory / during the FACK MSUV operation will take place, in and out of the museum building, different all-day activities open to public: assemblies, open debates, presentations, workshops, classes, workgroups meetings, performances, projections, site-specific interventions, concerts, cooking, resting, chess and football matches, common meals, etc. The activities will be deployed within the tripartire scheme: the “workshop” dimension – the “strike” dimension – the “fête” dimension. The intention is to transform the museum from the solely representational/exhibition space into an open laboratory for social and cultural experimentation in which ideas and practices can be horizontaly exchanged, developed and shared in the atmosphere of mutuality and solidarity. Therefore it is warmly recommended that the participants plan their permanence during the whole week of the event. 

thematic clusters/(in)disciplinary workgroups / following thematic clusters will be confronted during the event, day by day, in informal open format seminars: re-designing the museum/museum as laboratory; un-making publics; practicing multitude/new institutions of common, right to the city/culture; art and migrations/transbordering practices; European web of liberated time-spaces; de-schooling practicies/alternative (to) art education; new (cultural) economies/alternative currencies; art workers social status/new class (precariat) conscience; the coming art(ist)/artivism for the XXI century; contemporary art: a concept, a system, a market/exit from or reapropriation of the contemporary; cultural boycott/ArtLeaks; (new) autonomy of art;…(themes can be rearranged, changed, others can be added). 

All activities will be coordinated by different workgroups, some of which are already active while others are to be formed in place: architecture/urbanisam; theatre/dance/performance; film/video; sound/music; visual arts; cooking (for) art; theory/philosophy; communication/programming; unclassified stuff, etc. One can ether join one (or more) of the workgroups, or create one’s own, or do the both. Different workgroups can collaborate, merge, transform in new ones, collapse… 

equality of intelligences / FACK MSUV is a collaborative event co-created, co-curated, co-organised, co-produced, co-directed, co-performed and co-signed (with the credits in alphabetical order) by ALL participants and partnering organisations. Each one contributes to the event in different ways – investing her/his work, time, knowledge, skills, services, materials, equipment, etc – according to his/her own wishes and possibilities. Every participant makes equal use of the available infrastructure and resources in cooperation and in agreement with the others. The call for participation is open to ALL interested individuals/groups – no one is doing centralised selection of the participants, each one is rather selecting oneself for the event taking in consideration its terms and scopes and taking full responsibility for one’s own doings. Everyone is free to involve other persons into the operation, thus extending the chain of mutual trust and confidence based on the postulate of equality of intelligences. 

practicalities / the rather modest budget on disposition will be partly used to organise the accommodation, for those coming from abroad (and out of Novi Sad), and partly for the common meals in the museum. The MSUV, besides the building, put at the disposal part of it’s technical equipment and some services (some equipment/services will be provided by other local partners). However it is warmly recommended that the participants bring, as much as possible, their own equipment/materials (sleeping bags included).

For further information and to join the operation send an e-mail to: fackmsuv@gmail.com. Every participant will be provided with username/password for access to the organisational platform: http://fackmsuv.blogspot.com/

Or simply come in person on Monday 30. june, at 12.00 CET, for the opening assembly (or on any other day during the period of “liberaton”). 

Links:
http://www.msuv.org/ 
https://www.facebook.com/msuvns
https://www.facebook.com/events/290150461142529/https://www.facebook.com/groups/1422326548041447/ 

 

What the F.A.C.K. is…

F.A.C.K. is an open mobile indisciplinary collaborative transient (con)temporary platform/event, launched in 2012 in Cesena (Italy), for experimentation and research in alternative bottom-up organizational and production models for arts and culture. Self-menaged by indipendent artists, curators, researchers and technicians FACK questions, in practice and in theory, the dominant (art) system and its institutions, as well as the function of art and the role of artist within our liquid society striked by a profound structural crisis. 

F.A.C.K. stands for: Frakcija, Faktum, Forum, Festival, Fabrique / Akcija, Agora, Akademia, Arte, Act / Culture, (Con)temporary, Cantiere, Container, Comunità / Kultura, Komuna, Kazbah, and similar…

For more on F.A.C.K:
https://www.facebook.com/fackfestival
http://fackfestival.blogspot.it/

PANORAMA ARTI VISIVE SABATO 21 GIUGNO DALLE 19:00

giugno 19, 2014 at 12:58 , by admin

Panorama Arti Visive
21 giugno 2014
Apertura ore 19:00, inizio serata 21:30

 

“Panorama Arti Visive” è l’evento di fine corso dei laboratori di Arti Visive tenuti dall’ Università Iuav di Venezia nella primavera del 2014. L’idea dell’evento, progettato da un team curatoriale nato nel laboratorio di Curatela e di Allestimento tenuto da Cornelia Lauf, avrà luogo negli spazi espositivi del Sale Docks; una delle realtà indipendenti per le arti visive e sceniche più importanti a Venezia.
L’evento si terrà in occasione della quarta edizione di ArtNight Venezia, una serata coordinata dall’Università Ca’ Foscari in collaborazione con il Comune di Venezia che coinvolge tutte le istituzioni culturali della città in una maratona notturna che ogni anno invade calli, campielli, palazzi e gallerie con centinaia di eventi.

Nel corso della serata verranno esposti i lavori realizzati dagli studenti di arti visive del laboratorio di Marco Bertozzi dove una serie di mockumentary si confrontano con tematiche sociali e culturali. Il “finto documentario”, è così che normalmente viene definito, costituisce un ludico banco di prova del realismo cinematografico: l’apparente naturalità dell’immagine documentaria viene utilizzata per l’invenzione di storie in-credibili agganciate alla “realtà”, ma con derive tese al dissotterramento di possibili, ulteriori narrazioni. (Marco Bertozzi)
Saranno installate tre opere realizzate dagli artisti che hanno seguito il laboratorio di Alberto Garutti con accanto una piccola pubblicazione curata dagli studenti stessi.
Inoltre verranno presentati i progetti curatoriali organizzati nel laboratorio tenuto da Cornelia Lauf, che si è focalizzato sul rapporto tra arte contemporanea e artigianato.
La serata si propone di riunire i diversi linguaggi dei tre laboratori, creando un dialogo all’interno degli spazi del S.a.L.E. presentandosi come occasione per coniugare l’aspetto didattico con un’atmosfera di festività; un momento di condivisione e di apertura pubblica che ha l’intento di mostrare il lavoro svolto dagli studenti di arti visive dello Iuav.

“Panorama Arti Visive” prevede una serie di presentazioni da parte degli studenti a partire dalle 21.30, l’evento proseguirà con un dj set.

Laboratorio di Cinedocumentario
Marco Bertozzi
Assistente Marco Segato

Cecilia Carrara
Claudia Cervone
Corrado Chiatti
Simone Culotta
Giovanna De Filippis
Li Deping
Chiara Faggionato
Beatrice Forchini
Anna Fressola
Marta Muschietti
Elena Pallaro
Francesca Spolverini
Daniele Tucci

Laboratorio di Arti Visive
Alberto Garutti
Assistente Caterina Rossato

Marzia Avallone
Lorenzo Commisso
Bianca Fasiolo
Luz Maria Fernandez
Melania Fusco
Federica Glauso
Valentina Lacinio
Leonardo Mastromauro
Caterina Morigi
Lucia Pinzani
Claudio Piscopo
Filippo Soffiati
Fabio Valerio Tibollo
Linda Vigiani
Annalisa Zegna

Laboratorio di Allestimento e Curatela
Cornelia Lauf
Assistente Camilla Salvaneschi

Valeria Calzolari
Alice Ciresola
Elisa Iualiano
Filippo Lorenzin
Alessia Lumini
Aline Mazzarella
Marta Plana Jansana
Elena Valdrè
Giulia Volontè
Alexander Wolhoff

YOU ARE NOT WELCOME – MOSTRA COLLETTIVA – OPENING GIOVEDì 5 GIUGNO ORE 19

maggio 29, 2014 at 10:45 , by admin

YOU ARE NOT WELCOME
Mostra Collettiva
a cura di S.a.L.E. Docks

 OPENING 5 GIUGNO h 19

YOU ARE NOT WELCOME è una mostra collettiva che raccoglie il lavoro di Gli Impresari, Elena Mazzi, Outofline Photo Collective,  Claudia Rossini,  Luca Pucci,  Eleonora Sovrani, Zerozak intorno al tema del passaggio delle grandi navi in laguna.

SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION

YOU ARE NOT WELCOME
Mostra Collettiva
a cura di S.a.L.E. Docks

Opening 5 giugno h 19

5 giugno – 13 luglio 2014

Dal giovedì alla domenica h 15-19

YOU ARE NOT WELCOME è una mostra collettiva che raccoglie il lavoro di Gli Impresari, Elena Mazzi, Outofline Photo Collective,  Claudia Rossini,  Luca Pucci,  Eleonora Sovrani, Zerozak intorno al tema del passaggio delle grandi navi in laguna.

Lo scorso anno ben 548 navi da crociera hanno attraversato Venezia per un totale di 1.815.823 passeggeri. L’inquinamento prodotto da queste navi, che è in media 2700 volte superiore a quello di un mezzo di trasporto via terra, rappresenta una seria minaccia per la salute dei cittadini e per la sopravvivenza dell’ecosistema lagunare.  Oltre alla questione ambientale il transito delle grandi navi racchiude in sé numerose problematiche: dal modello di turismo che propongono alla messa a rischio del patrimonio storico monumentale. Il loro formato fuori scala ha un impatto profondo non solo sulla vivibilità della città, ma anche sull’immaginario collettivo dei suoi abitanti e di coloro che la visitano modificandone definitivamente la percezione comune.

Questo cambiamento, colto dagli artisti in mostra, è stato affrontato in tempi e modalità differenti. Video, installazioni, serie fotografiche mettono in luce i molteplici aspetti e i problemi dell’attraversamento delle navi da crociera e i loro effetti su una città fragile come Venezia.

La mostra, che diventa terreno di discussione sulla sostenibilità (o meno) del modello crocieristico, offre uno spunto di riflessione sul parallelismo che intercorre tra grandi navi e grandi opere, entrambe occasione di profitto e di rapina dei territori, entrambe sostenute dall’intreccio tra politica e affari, entrambe segnate dalla negazione del diritto dei cittadini di poter decidere sulla propria terra e sulle proprie acque.

Da sempre S.a.L.E. Docks vede nelle pratiche artistiche uno strumento di analisi e di intervento e di fronte a un fenomeno di questa portata non può far altro che provare a darne una lettura critica.  Parlare di grandi navi significa parlare della città che viviamo e di come vorremmo che fosse.

Per info e contatti: saledocks@gmail.com

YOU ARE NOT WELCOME
Collective Exhibition

Curated by S.a.L.E. Docks

Opening 5th June, 7 p.m. 

From Thursday to Sunday, 3.00 – 7.00 p.m.

S.a.L.E Docks, Dorsoduro 265, Venice.

 

YOU ARE NOT WELCOME is a collective exhibition gathering together works from Gli Impresari, Elena Mazzi, Outofline Photo Collective, Claudia Rossini, Luca Pucci, Eleonora Sovrani and Zerozak, concerning the theme of cruises transit across Venice lagoon. 

Last year 548 cruise ships passed through Venice, making a total of 1.815.823 passengers.  The pollution caused by cruises, which is on average 2700 times higher than that derived from vehicles, represents a serious threat, both for citizens health and the survival of the lagoon ecosystem.

Apart from the environmental issue, cruises’ transit carries a complex set of problems: from the model of tourism proposed to the jeopardized historical and monumental heritage. Their over- range size has a profound impact not only on the city’s liveability, but also upon collective imaginary, both of people living  and visiting Venice, changing their common perception forever.

This transformation, understood by the artists on display, has been dealt with in different moments and manners. Videos, installations and photographic series highlight different aspects of cruise ships transit and its effect upon a city as fragile as Venice.

The exhibition aims at opening a discussion on whether the model represented by cruises could be sustainable or not. A fundamental cause of reflection is the parallelism between cruise ships and major works, both chances for profit, robbery and territory exploitation, both supported by the entanglement of politics and business, both characterized by the fundamental right, neglected to citizens, to decide upon their own land and waters.

S.a.L.E. Docks has always considered the practice of art as an instrument of inquiry and active involvement. Looking at a phenomenon of such magnitude, we can only try to give a critical analysis, because talking about cruises means talking about the city we live in and the way we wish it was.

 

More info: saledocks@gmail.com


« Older Entries

About Me

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Etiam erat ante, aliquet vitae feugiat id, dapibus at odio. Nullam sem elit, mattis ut porta eu, vulputate vitae arcu.

Top of page