// SPAZI D’ECCEZIONE // SPACES of EXCEPTION // 25-31 Maggio

aprile 28, 2016 at 21:19 , by admin

 

Mercoledì 25 maggio h . 19.30

Opening della mostra e presentazione del libro “Spazi d’eccezione”.

Partecipazioni in via di definizione: Forensic Architecture, Recetas Urbanas, S.a.L.E-Docks,

Escuela Moderna, Michiel Vandevelde, Nation 25, Architetture Precarie…

 

Spazi d’eccezione è un libro (Milieu Edizioni), un meeting e una mostra. Nasce dall’incontro di due collettivi, S.a.L.E.-Docks e Escuela Moderna. Unisce oltre sessanta artisti, architetti, performer e attivisti. Il progetto intende analizzare la spazializzazione dello stato d’eccezione, i suoi effetti sullo spazio urbano e sulla vita che lo attraversa. L’operazione non si riduce però, a prendere in considerazione il fenomeno ben noto della normalizzazione dello stato d’eccezione quale strumento disciplinare, come è accaduto ad esempio a Parigi dopo gli attentati o come accade nei campi profughi della Balkan Route. Abbiamo invece voluto suggerire, oltre lo stato di sicurezza che pare sostituirsi allo stato di diritto, l’esistenza di quelle che abbiamo definito eccezioni costituenti, dove il termine eccezione si carica di senso positivo, diventa obiezione nei confronti del governo securitario e della tanatopolitca, dando vita a modelli altri di convivenza. Questo accade con il confederalismo democratico in Rojava, accade in Europa con l’esplosione di movimenti sociali, le occupazioni, le esperienze di istituzionalità del comune, accade a Detroit nella crisi dell’immobiliare e in moltissimi altri spazi d’eccezione che abbiamo voluto raccogliere nel nostro libro.

Wednesday, May 25, 7.30 pm

 Opening and book launch “Spaces of Exception”

Participations in progress: Forensic Architecture, Recetas Urbanas, S.a.L.E-Docks, Escuela

Moderna, Michiel Vandevelde, Nation 25, Architetture Precarie…

Spaces of Exception is a book (Milieu Publishers), a meeting and an exhibition. It is the result of the encounter of two collectives, S.a.L.E-Docks and Escuela Moderna. It puts together more than sixty artists, architects, performers and activists. The project aims at analyzing the spatialization of the state of exception, its effects on the urban space and the life that moves within it. The project does not limit itself to the consideration of the normalization of the state of exception as a disciplinary instrument, as in the case of Paris after the terrorist attacks or as it happens in the refugee camps on the Balkan Route. Instead we want to suggest that beyond the state of security that seems to replace the rule of law, we see something that we call constituent excepitons, where this term is meant to be a positive one, and it becomes an objection against the securitarian government of our lives and thanatopolitics. Examples of this are visible in the region of Rojava with its democratic confederalism, in Europe whith the explosion of new social movements, occupations and experiences of institutionality of the commons, in Detroit after the crisis of the real-estate, and in many other spaces of exception around the world.

 

giovedì 26 maggio h. 19.30

“Materialismo dello scarto” in architettura

Un incontro informale con:

Rural Studio, Recetas Urbanas, Architetture Precarie, Anupama Kundoo, Rebiennale,

Caracol, Asc, Cso Rivolta.

 

Università, lavoratori precari, cooperative, assemblee indipendenti, studi di architettura, costruttori freelance, centri sociali e collettivi si incontrano per lavorare ad un programma. Che cosa hanno in comune? Il materiale. Ogni anno grandi eventi internazionali producono tonnellate di scarti “nuovi di zecca” che non possono essere riutilizzati a causa di leggi e burocrazia. Meravigliose installazioni diventano spazzatura dopo pochi mesi di vita. Qual’è la soluzione? Essere dentro e contro. Piccoli gruppi indipendenti trovano un punto d’accesso alle istituzioni e cominciano una ricerca para-istituzionale in loco per superare la fabbrica capitalistica della demolizione. Alcuni artisti e architetti diventano parte attiva di questo processo e entrano in contatto con questi gruppi informali. Qual’è il risultato? Una ricetta per la buona architettura.

 

 

Thursday, May 26, 7.30 pm

 Scrap Materialism in Architecture

An informal talk with:

Rural Studio, Recetas Urbanas, Architetture Precarie, Anupama Kundoo, Rebiennale,

Caracol, Asc, Cso Rivolta.

 

Universities, precarious workers, cooperatives, independent assemblies, architecture studios, freelance builders, social centers and collectives meet to work on a project. What do we have in common? Matter. Every year the big international events produce tons of brand new scrap material that cannot be reintroduced in our mart-world due to laws and bureaucracy. Breathtaking installations become trash after few months of life. What’s a solution? Being against from within. Small independent groups find a way to access the institutions and start an on-site para-institutional research to get rid of the capitalistic demolition factory. On the other side, invited artists and architects take an active part in the process and decide to create a connection with these informalactivities. What’s the result? A recipe for a good architecture.

 

 

venerdì 27 maggio

Performance and dance night

 

h 20.00

Il Nationless Pavilion 2016 presenta Embodying Borders, Primo Studio

Una collaborazione tra Nation25, Kinkaleri e Nadia Arouri

Un corpo, lo spazio, il confine. Un rapporto di ripensamento delle reciproche distanze tramite il corpo che con la sua presenza sovverte il limite.
Embodying: incorporare, mescolare più elementi fondendoli insieme, ma anche attirare a sé e convertire le sostanze.

A body, the space, the border. A rethinking of mutual distances through the body presence which subverts the limits.
Embodying: incorporate, mix elements together, but also to attract to itself and convert the substances.

 

h 21.30

Michiel Vandevelde: Antithesis, il futuro dell’immagine

I media si appropriano, manipolano e commercializzano immagini prese dal mondo reale. In che modo questo fenomeno definisce la nostra visione del mondo? Il danzatore e coreografo Michiel Vandevelde usa la danza e la teoria nel corso di quella che lui stesso chiama una “literarty You Tube

 

9.30 pm

Michiel Vandevelde: Antithesis, the future of image

Popular media unhesitatingly claim, manipulate and commercialise images taken from the real world. How does this define our view of the world? The dancer and choreographer Michiel Vandevelde uses dance and theoretical writings in the course of what he himself calls a ‘ literary You Tube dance performance’.

 

 

sabato 28 maggio

h: 21.00 – 01:00

Il Party delle Eccezioni

The Party of Exceptions

 

ORARIO APERTURA MOSTRA

25 maggio: opening alle 19.30.

26 e 27 maggio: dalle 10 alle 13

28 – 31 maggio: dalle 14 alle 19

EXHIBITION OPENING TIME

May 25, Opening at 19.30

May 26 – 27 from 10.00 to 13.00

May 28 – 31 from 14.00 to 19.00

 

 

 

//PAST AND PRESENCE: ASCOLTI E VISIONI //
9 e 30 APRILE dalle h. 20

aprile 7, 2016 at 18:30 , by admin

L’associazione culturale Live Arts Cultures, in collaborazione con Electronicgirls e S.a.L.E.Docks,
vi invita a due appuntamenti dedicati alla (ri-)scoperta della contemporaneità
tra danza e musica elettronica

sabato 9 e sabato 30 aprile 2016 
dalle ore 20 


Nelle serate del 9 e 30 aprile, gli spazi di S.a.L.E. Docks accoglieranno un aperitivo che traccerà l’evoluzione delle avanguardie elettroacustiche ed elettroniche grazie ad una playlist di ascolti a cura del brasiliano Astronauta Pinguim. Le visioni ruoteranno invece attorno alla storia della danza nel contemporaneo con interventi curati e introdotti da Margherita Pirotto e l’interpretazione di Marianna Andrigo de “Il Sacrificio della Vergine”. A seguire, dj set con electronicgirls.
Due intense serate da non perdere, dedicate alla ri-scoperta degli innovatori del XX secolo nella danza e nella musica sperimentale.

Saranno inoltre presenti un piccolo bookshop dedicato alle pubblicazioni a tema musicale della case editrice Auditorium Edizioni e il materiale video dell’archivio ViSi.

EVENT SCHEDULE

Sabato 9 aprile

Ore 20 — Apertura porte
Ore 20.15 — Prima session di ascolti dedicati alla musica elettroacustica ed elettronica a cura di
Astronauta Pinguim (durata: 20′)
Ore 21.15 — Marianna Andrigo in: “Il sacrificio della Vergine” da “La sagra della primavera” musiche di Igor Stavinskij, coregrafie di Vaslav Nijinsky. Costumi a cura di Ilaria Pasqualetto
Ore 21.45 — Conversazioni e visioni sulla danza con Margherita Pirotto
Ore 22.15 — Seconda sessione elettronica
Ore 22.35 — Dj set by LECRI/ electronicgirls

Sabato 30 aprile

Ore 20 — Apertura porte
Ore 20.15 — Prima session di ascolti dedicati alla musica elettroacustica ed elettronica a cura di
Astronauta Pinguim (durata: 20′)
Ore 21.15 — Marianna Andrigo in: “Il sacrificio della Vergine” da “La sagra della primavera” musiche di Igor Stavinskij, coregrafie di Vaslav Nijinsky. Costumi a cura di Ilaria Pasqualetto
Ore 21.45 — Conversazioni e visioni sulla danza con Margherita Pirotto
Ore 22.15 — Seconda sessione elettronica
Ore 22.35 — Live set a cura di Bertrand Rossa
Ore 23: 00 — Dj set by LECRI/ electronicgirls

#OPEN8 //PRIMO INCONTRO// MERCOLEDì 20 GENNAIO ORE 19

gennaio 20, 2016 at 15:34 , by admin

INCONTRO PUBBLICO
MERCOLEDì 20 GENNAIO ORE 19

#OPEN8
ALLA RICERCA DELLA FORMULA PER UNA MOSTRA COLLETTIVA

OPEN è divenuto nel tempo un “esperimento collettivo” che quest’anno arriva alla sua 9°edizione.
OPEN 8 è aperta ad artisti, curatori, performer, studenti, esperti in comunicazione, architetti, designer e simili (ma anche dissimili).
Se sei interessata/o a ricercare nuove forme per l’organizzazione di un evento espositivo, partendo dall’idea curatoriale fino all’allestimento finale, anche quest’anno S.a.L.E Docks mette a disposizione i propri spazi per dare vita ad un processo aperto di produzione culturale, di discussione e messa in comune delle competenze.

ELECTRONIC GIRLS 6th ANNIVERSARY PARTY // PLEIADI RELEASE // 9 GENNAIO

gennaio 20, 2016 at 15:27 , by admin

ELECTRONIC GIRLS 6th ANNIVERSARY PARTY // PLEIADI RELEASE
SABATO 9 GENNAIO DALLE 21

———————–

Il 9 gennaio 2016 electronicgirls celebra il 6° anno di attività presentando la release “Pleiadi”, album collettivo frutto di una call for sound. I partecipanti alla call hanno eseguito le istruzioni sonore descritte nella partitura “Pleiadum Constellatio” realizzando dei brani autonomi, udibili anche sotto forma di un’unica – omonima – traccia collettiva.

Il 9 gennaio la partitura sarà eseguita in live da un’orchestra elettronica affiancata dall’interpretazione in danza di Marianna Andrigo.

A seguire il live set elettronico della compositrice parmigiana Patrizia Mattioli

e il dj set di LECRI.

———————-

“Pleiadum Constellatio” rientra nella più ampia Silver River; dedicata alla Via Lattea, è una composizione in tre movimenti che descrive il viaggio di un oggetto celeste dallo spazio siderale all’atmosfera terrestre. Il primo movimento Sidereal Cuts, è destinato a due escutori; il secondo, Escape Velocity, è stato pensato per pianoforte e voce soprano e sarà eseguito nella sua versione ridotta. Questo brano deve la sua forma alla trasposizione in note di una mappa degli impatti annuali degli oggetti celesti nell’atmosfera terrestre redatta dalla NASA. Il terzo movimento, Pleiadum Constellatio è un brano organico, frutto dell’intuizione umana limitata da pochi parametri segnalati; è condizionato dall’intima percezione dei suoni, dei Momenti, della densità e del silenzio ed è il risultato di un esperimento casuale che, per sua stessa natura non può essere previsto a priori. Le istruzioni assegnate trovano radici nel pensiero di Galileo, nell’opera di Cage e nei principi della Musica Intuitiva di Stockhausen.

 

Fanno parte dell’orchestra elettronica: Alberto Favretto (oggetti percussivi); Aldo Aliprandi (voce processata, monocordo, piatti); Alessandra Trevisan (voce processata), B.E.A. (live electronics); Belinda Frank (voce), Bertrand Rossa (piano emulato, live electronics); Chironomia (live electronics, theremin); Johann Merrich (live electronics); LECRI (live electronics); Marianna Andrigo (corpo); Nicolò de Giosa (live electronics); Patrizia Mattioli (live electronics). Partiture e istruzioni a cura di Johann Merrich.

 

Patrizia Mattioli diplomata in clarinetto al Conservatorio A. Boito di Parma, ha perfezionato gli studi con il master di composizione a Londra. Ha vinto il concorso internazionale di elettroacustica all’IRCAM di Parigi. Si è spesso confrontata con diverse discipline artistiche, teatro, danza, arti visive, poesia, performance, sound projects. Le sue partiture sono state presentate in vari prestigiosi festival, tra cui Biennale di Venezia Danza/Musica, Natura Dèi Teatri, Sguardi Sonori Festival of Media, Time Based Art, Festival di Santarcangelo…

 

Questa serata è possibile grazie a una raccolta fondi (Indovina chi viene a cena? Laboratorio Occupato Morion, 13 dicembre 2015) e ai proventi di una serata live a cura di Bertrand Rossa, Johann Merrich, Umlaut e LECRI (Laboratorio Occupato Morion, 23 ottobre 2015).

Le iniziative di electronicgirls sono sostenute dall’Associazione Culturale Live Arts Cultures. www.liveartscultures.org.

Evento in collaborazione con S.a.L.E.

INGRESSO GRATUITO

Per informazioni e prenotazioni:

electronicgirls.fest@gmail.com

 

// ATELIERSI_URBAN SPRAY LEXICON PROJECT // GIOVEDì 26 NOVEMBRE ore 19

novembre 23, 2015 at 23:14 , by admin

ATELIERSI_URBAN SPRAY LEXICON PROJECT 
SE LA MIA PELLE VUOI
di e con Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi
alla chitarra Mauro Sommavilla

Questo esercizio interpretativo del lessico spray dal primo novecento fino a oggi è un altro pezzo di pagina aggiunta per guardare la nostra parte di mondo, per incocciare nei rovesci, nei crolli. Questi slogan sono precipitati di contesto che possono divertire, irritare, far marcare una propria lontananza o portare a incappare in intuizioni condivisibili. Si autocollocano nella pratica della rivolta, sono pensieri in forma germinale. Urban Spray Lexicon Project è una ricerca drammaturgica e performativa sulle scritte che appaiono e scompaiono dai muri delle città. Ateliersi raccoglie le scritte di oggi fotografandole e annotandole, e recupera quelle del passato scovandole in libri, riviste, raccolte private. Dal materiale raccolto compone nuove drammaturgie che fissano sulla carta le espressioni altrimenti fugaci, di brevissima durata: poemi e poemetti in versi diventano così una modalità di conservazione dell’effimero. A queste piccole unità di scrittura, in scena viene data voce e sonorità, e i messaggi visivi vengono trasformati in gesti performativi. Si tratta di un’operazione artistica dove il linguaggio teatrale agisce in stretto contatto con le arti sonore e dove le dinamiche del paesaggio urbano diventano materiale scenico. Ateliersi pone il suo sguardo sulla strada abitata da persone anonime, dove il confine tra pubblico e privato emerge mobile e indefinito.

SE LA MIA PELLE VUOI
di e con Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi
alla chitarra Mauro Sommavilla

All’interpretazione scenica dei versi murali, al gusto performativo per il pensiero graffiato sui muri, Se la mia pelle vuoi fa seguire la domanda su ciò che precede l’atto di scrittura, sul tempo antecedente il momento in cui il grido s’inscrive sulle superfici. Una domanda che ci porta ad oltrepassare una soglia ed entrare nelle case. Per porre l’attenzione sul flusso della vita quotidiana, sul cuore battente di un dinamismo esistenziale di cui ci appassiona il dipanarsi più che l’identificazione. Il focus è posto sulla sottile linea luminosa cha divide e congiunge la sfera pubblica e quella privata, o meglio, su chi abita e si dibatte in questa zona di confine.

ATELIERSI è un collettivo di produzione artistica che opera nell’ambito della arti performative e teatrali. Si occupa di creazione artistica e della cura della programmazione culturale dell’Atelier Sì a Bologna. La creazione di Ateliersi si compone di opere teatrali e interventi artistici in cui il gesto performativo entra in dialogo organico con l’antropologia, la letteratura, la produzione musicale e le arti visive per favorire una comunicazione del pensiero capace di intercettare inquietudini e prospettive che coagulano senso intorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo. Il lavoro artistico del collettivo si caratterizza per un approccio multidisciplinare e innovativo incentrato su una spiccata performatività a favore della contaminazione del linguaggio teatrale con quello delle altre arti.
www.ateliersi.it

A NIGHT IN BROOSISTAN // 14 NOVEMBRE ORE 21

novembre 3, 2015 at 12:14 , by admin

A night in Broosistan
dance, music, poetry & much more with
DJ Lecri, Andrea Morucchio, Alessandro Burbank, Dome Bulfaro, Paolo Agrati,…

OPENING PARTY of the nomadic country of Broosistan
dalle 21 

Il paese nomade del Broosistan è un ministato pieghevole non più grande di 10 m², non ha abitanti permanenti, né confini, né leggi, solo arte, l’erba più verde del mondo e la più elevata felicità nazionale lorda.
Si celebra l’arrivo del Broosistan nell’Italia con una serata da non mancare piena di musica, danza, arte e poesia. Da non mancare!

con:
DJ LECRI
ALESSANDRO BURBANK: ospite della serata
DOME BULFARO e PAOLO AGRATI: Poeti della Patria
BALLETS CONFIDENTIELS: Danza Contemporanea dalle Ballerine Nazionali (Belgio)

—dopo si può bere una Broos, Birra Nazionale del Broosistan—

Gli artisti-fondatori del BST Schellekens e Peleman dispiegeranno il paese e sulla musica di RONIN isseranno le bandiere fatte dagli Artisti Nazionali ANDREA MORUCCHIO, DEIRDRE KELLY, DAVID DALLA VENEZIA e ELISABETH ROGGEMAN

MORE INFO: broosistan

JUMP INTO THE UNKNOWN: FUTURE RHYTMS // 21-22 NOVEMBRE

novembre 3, 2015 at 12:00 , by admin

Jump into the UnKnown: Future Rhythms
Conferenza sulle Strategie Educative attraverso il Corpo e la Performance
21 – 22 novembre

 

 

Conferenza sulle Strategie Educative attraverso il Corpo e la Performance

In occasione della chiusura di “Jump into the UnKnown”, evento collaterale della 56a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, organizzato da Nine Dragon Heads.
Nel XX Secolo Carl Jung scrisse, in una nota famosa: “L’umanità è alla ricerca di un’anima”, nel XXI Secolo siamo ancora senza dubbio alla ricerca anche del nostro corpo e della nostra mente, soggetti appartenenti al treno in corsa del razionalismo, il quale ha ridotto tutte le cose della natura a valori numerici [...]
Per allontanarsi dal fenomeno paralizzante della razionalizzazione e dai sui esiti assolutamente irrazionali non dobbiamo cercare di saltare verso un altro dominio mondano o verso un futuro promesso. Necessitiamo, piuttosto, di ritornare all’interno di noi stessi, nel radicale sconosciuto e inconoscibile presente.
“Future Rhythms” sono due giorni di conferenze ospitate dal SaLE in collaborazione con Nine Dragon Heads e Joan of Art. “Luogo” in cui si incontreranno artisti, performer, VJ e DJ per presentare opere visive, musicali e performative che educano attraverso la loro forma e che muovono fisicamente il pubblico, o che si impegnano nelle tematiche di realizzazione e di recupero della fisicità e dello spazio fisico.
L’evento sarà diviso in performance, proiezioni video, workshop e tavole rotonde sia al SaLE Docks sia nei dintorni, coinvolgendo il pubblico. Ci sarà anche un party con DJ e VJ invitati a rispondere ai temi dell’evento.

—————————————————————————————————————————————————-

To mark the end of ‘Jump into the Unknown’, a collateral event of the 56th International Art Exhibition of la Biennale di Venezia, organized by Nine Dragon Heads.
In the 20th Century Carl Jung famously wrote that ‘mankind is in search of a soul’, yet in the 21st Century we are arguably in search also of our body and of our minds, subject as we are to the runaway train of rationalism, which has reduced all things in nature to numerical values [...] 
To get away from the crippling phenomenon of rationalization and its utterly irrational outcomes we must not look to leap into another worldly realm or to a promised future. We need, rather to jump back into ourselves, into the radically unknown and unknowable ‘present’.
Future Rhythms is a two day conference hosted by SaLE in conjunction with Nine Dragon Heads and Joan of Art. It will bring together visual artists, performers, VJ’s and DJ’s to present audio, visual and performance works which educate via their form and which physically move the public, or which engage in themes of embodiment and the reclaiming of physicality and physical space.
The event will be divided into performances, video screenings, workshops and roundtable discussions both in SaLE Docks and around Venice, engaging the public. There will also be a party in which DJ’s and VJ’s are invited to respond to the above themes.

 

PROGRAMME

21 Novembre
> 16:00
Introduction: Mike Watson e Girolamo Marri
> Dalle16:15:
Channa Boon: Python and Marangona
Andrea Liu: No more Panopticon!
Robert Pettena: The Torture of Education
Andrew Rutt: Mind Your Own Business
Simone Bertugno: Non Conference
A seguire >>> Riflessioni e Spritz con Girolamo Marri

22 Novembre
> 12:30
Graham Hudson: Work Out
> 13:00
No Picnic, Hosted by Gabriel Adams
(Lungo il canale della Giudecca , portate cibo da condividere)
> 14:00
Mark O’Rourke: Open Air Painting Class, ‘Seeing is Believing’
> 15:15
Juha Huuskonen: Learning Attitudes
> 16:00
Manuel Beltran and Andrea Liu
> 16:40
Girolamo Marri: Concluding Remarks
> 19:00
Return to Mark O’Rourkes painting class and hang works

> Dalle 19:30 Future Rhythms Party!
Filippo Riniolo (ongoing) – Dēmiurgòs
> 19:45
Channa Boon – Python and Marangoni
> 20:30
Bram Arnold – The Exological Thought is Thinking
> 21:10
Simone Bertugno – Non Convert Part 2 / Sconcerto
> 22:00
Antti Tenetz in collaboration BeigeHarma, music Kristian Ekholm – Leviathan
> 23:00
Guest DJ

Organizer: Mike Watson
Organzational Team: Raggio di Luna Orsi, Gabriel Adams
Moderator: Girolamo Marri

————————–-
Nine Dragon Heads
Nine Dragon Heads is an interdisciplinary platform where artists from across the 5 continents work in locations that may be environmentally, economically or politically troubled, following important cultural, historical and geopolitical routes.
Initiated in South Korea in 1995 in response to the destruction of an important historical site, Nine Dragon Heads has evolved to address varying crises and transitory situations in localized and situation-specific ways.
The title of the project “Jump into the Unknown” refers to the inherently spontaneous nature of the International Environmental Art Symposium which will react to the particular geographic and environmental situation of Venice and la Biennale di Venezia.

Joan of Art: Towards a Free Education
The aim of the project ‘Joan of Art: Towards a Free Education System’ is to deliver a free education system, starting from the very basis of what education is: The sharing of information. In the first stages the very notion of education will be explored so that a new system can be delivered which recognizes the value of knowledge sharing between peers and across disciplines. Finally a free accredited system will be set up in such a way that it can be delivered from anywhere in the world, growing and changing organically as it disperses via accessible communication platforms.
In this way it is intended to break the monopoly that the State-Business model has over education.

RIFLESSIONI PRELIMINARI E PARZIALI SUL NATIONLESS PAVILION (DA RIVEDERE TRA SETTE GIORNI)

ottobre 26, 2015 at 16:13 , by admin

 

Arte partecipativa, community based art e simili sono formule che ci mettono a disagio. Ciò non è dovuto a dubbi riguardo alla loro ascrivibilità all’ambito artistico. Esse sono indubbiamente arte, perché le condizioni storiche e materiali del presente le hanno accolte nell’ambito istituzionale dell’arte, nel mercato, nell’ordine discorsivo, ecc. Ci interessa invece riflettere sulla funzione sociale “larga” di queste pratiche, poichè esse hanno la pretesa di ricoprire una tale funzione, cioè di misurarsi, in un “dentro-fuori” rispetto all’alveo istituzionale, con le contraddizioni del presente.
Superiamo quindi la domanda “questa è arte?” e interroghiamoci intorno agli attributi assegnati a questa tipologia di lavori: “partecipativo” e “comunitario”.

Qui nutriamo più di un dubbio e non è necessario tornare ai Situazionisti, riprendere la loro critica all’urbanistica come educazione capitalistica dello spazio. E’ infatti evidente in quale misura il termine partecipazione sia oggi utilizzato dalla pianificazione (e dai pianificatori) come dispositivo di riduzione dei conflitti, come pratica di de-politicizzazione di frammenti della composizione metropolitana, come sequestro dell’esercizio della decisione che una “classe” di specialisti avocherebbe a sé e al proprio ruolo di facilitazione. Tra l’altro è utile aggiungere che la partecipazione e la sua facilitazione contribuiscono alla riduzione della decisione a rituale senza conseguenze. Effetto ampiamente rintracciabile nella cronaca dei nostri tempi che mostra un progressivo allontanamento del diritto di decidere non solo dai cittadini, ma anche dai loro rappresentanti negli Enti Locali

Torniamo ai pianificatori, immaginate l’incubo di una città che si trasforma da spazio dell’eccedenza, della singolarità, della produzione di nuove forme di vita e di conflitti, in un parco giochi di burocrati intrisi di ideologia metodologica. Partecipazione è anche sinonimo di pratiche di prossimità, di costruzione di comunità omogenee, di rifugio in quella dimensione micropolitica troppo spesso celebrata, ma raramente problematizzata come consolatorio dispositivo di omologazione, programmato per produrre esternalità alla mercé della finaziarizzazione urbana.
Due parole sulla formula “community based”. Qui abbiamo scelto da tempo: al termine comunità preferiamo il termine comune. Come costruire dunque pratiche artistiche “common based”? Pratiche artistiche che producano una tensione, una frizione con la gestione neoliberale dello spazio urbano, che dimostrino un impatto continuato, che mostrino perlomeno una tensione costituente? Come rompere l’alleanza tra artista e pianificatore che funziona dentro la neutralizzazione degli elementi conflittuali e permette a entrambe le figure di continuare tranquillamente a fare l’artista e a fare il pianificatore, a utilizzare lo spazio urbano come un white cube e la comunità come un amalgama apolitico, come piccola massa di manovra “senza qualità” se non quella dell’essere locale, attributo sempre buono da spendere sul mercato dell’arte e della ricerca. Come uscire dunque dalla dicotomia, individuata da Pascal Gielen, tra pratiche artistiche community based auto-relazionali (ovvero aventi come effetto l’affermazione della “funzione artista”) e quello allo-relazionali (ovvero aventi come effetto lo scioglimento della “funzione artista” in dinamiche sociali larghe)?
Sia chiaro, al S.a.L.E. non nutriamo rancore nei confronti dell’arte, né pensiamo che la funzione “attivista” possa semplicemente sostituire quella di artista. Sarebbe ingenuo.
Quello che tentiamo (e che tenteremo anche con il Nationless Pavilion) è la costruzione di un concatenamento tra una soggettività di movimento e alcune funzioni, qui in particolare quelle dell’artista, del curatore, del rifugiato politico, del migrante e del richiedente asilo. Il risultato non è scontato. Non è assolutamente in dubbio la qualità del lavoro curatoriale del team di Nation 25 (a cui dobbiamo gratitudine per averci coinvolti), nemmeno la serietà di Emilio Fantin o di Denis Maksimov. Il progetto nasce come laboratorio artistico, saranno quindi gli artisti a impostare il lavoro e avranno un peso importante nel determinare l’impatto soggettivo dell’esperienza, ma anche il collettivo del S.a.L.E. parteciperà a questo processo. Ciò che ci auguriamo è che il S.a.L.E. venga percepito dai partecipanti come uno spazio fisico e sociale aperto alla costruzione di una relazione politica con tutti loro, un luogo di “accoglienza culturale” disponibile agli sviluppi che, speriamo, il laboratorio possa prefigurare. E’ con questo obbiettivo che scommettiamo sulla concatenazione tra soggettività di movimento e funzione artista, fiduciosi che sapremo evitare la nauseabonda palude del politicamente corretto, l’autoreferenzialità dei militanti, il colonialismo delle pratiche community based sulla dimensione locale, la strumentalizzazione o della riduzione dei migranti a vittime, a destinatari di un welfare culturale che dovrebbe sostituire i diritti ad un’accoglienza degna che l’Europa nega. Vorremmo rompere il dispositivo di separazione che l’industria culturale cittadina genera tra operatori culturali e migranti. I primi parlano spesso dei secondi, ma raramente parlano con loro. Impariamo dall’esodo epocale di questi mesi. Facciamo in modo che il nostro laboratorio sia un momento di rottura e di violazione di questo ennesimo confine invisibile.

Marco Baravalle, S.a.L.E. Docks

Follow fb e twitter: SaleDocks

fb: Nation 25

www.saledocks.org

www.nation25.com

 

PROIEZIONE “IPHONECHINA” A SEGUIRE INCONTRO CON IL REGISTA — MERCOLEDì 21 OTTOBRE h. 18

ottobre 20, 2015 at 11:20 , by admin

Mercoledì 21 ottobre h 18.00.
Proiezione di “IPHONECHINA”
A seguire incontro con il regista Christian Von Borries

Imagine Apple was a state. Would you rather live in Apple or in China? Christian von Borries poses this seemingly absurd question in his documentary-essay film IPHONECHINA (2014). Von Borries is also interested in another question: If states are run like companies, are companies run like states?

Apple, the world’s biggest company, makes 10% of its profit in the world’s most populated country – China. China is also the country where all Apple products are produced. The communist-capitalist state claims it is on its way to becoming a “harmonious society”. Since the events at Tiananmen Square, there is an unspoken agreement with the Chinese people: If the people abstain from political engagement the state promises to reward them with individual wealth.

TRAILER>>>>>>>www.youtube.com/watch?v=5LGFoJWMwj8

Christian von Borries (* 1961) is a German musician, composer, producer and film maker who lives and works in Berlin. His films include: The Dubai in Me (2010), MOCRACY – Neverland in Me (2012), IPHONECHINA (2014). Von Borries’ work has been presented a.o. at the Lucerne Festival, Volksbühne Berlin, Kampnagel Hamburg and at  documenta 12.

//THE NATIONLESS PAVILION // LABORATORI 26 – 31 OTTOBRE // ESPOSIZIONE 1-20 NOVEMBRE

ottobre 15, 2015 at 14:03 , by admin

The Nationless Pavilion – per una rappresentazione della 25° Nazione
Laboratori aperti> 26.10 – 31.10
Installazione/esposizione risultati Lab> 1.11/20.11
La mostra rimane aperta dal martedì al venerdì dalle 14.30 alle 18.30
gli altri giorni è possibile prenotare scrivendo a saledocks@gmail.com 

A partire dal 20 ottobre 2015 e per un periodo di 10 giorni, il Nationless Pavilion attiva su Lecce e Venezia dei laboratori d’arte contemporanea allo scopo di dar vita, il 31 ottobre 2015, ad un’installazione collettiva presso il S.a.L.E Docks (VE) che possa visualizzare la Nazione 25 con le sue problematiche e possibilità.
Nation25 segna quel gesto immaginario e necessario che prende in considerazione il popolo dei rifugiati dal punto di vista territoriale e dei diritti umani. Considerarli la 25° Nazione per demografia, ci dà la grande possibilità di mettere in discussione, alla luce dei fatti odierni, il concetto di Stato-Nazione attraverso le contraddizioni eclatanti che esercita.
La figura del rifugiato incarna sia la tutela dei diritti dell’uomo che il loro crollo radicale, dato che tali diritti sono regolati unicamente dall’appartenenza ad uno Stato e non legati al genere umano.
E’ attraverso la sospensione della propria identità nazionale che il rifugiato rappresenta “l’avanguardia del proprio popolo” e “la sola pensabile figura del popolo del nostro tempo per una ricostruzione della nostra filosofia politica a partire da lui” (G. Agamben, Mezzi senza fine).
Durante i mesi della Biennale il Nationless Pavilion ha deciso di affermare, tramite l’azione Square Tape, la presenza simbolica dei rifugiati con una richiesta di asilo ai curatori dei Padiglioni Nazionali ed è stato accolto da: Ungheria, Estonia, Armenia, Romania, Macedonia, Sud Africa, Brasile, Seychelles ed European Culture Centre, Turchia.
Square tape rappresenta una riflessione sulle politiche dell’accoglienza e denota evidenti contraddizioni rispetto alla realtà.
Il prossimo appuntamento del Nationless Pavilion è di natura laboratoriale, forma che favorisce l’incontro, l’esperienza comune, non contempla l’a priori, il metodo espositivo o la produzione di opere e di pensiero finiti.

I tre laboratori si svolgono tra Lecce e Venezia dal 20 al 31 ottobre 2015 e sono il frutto di un incontro interattivo fra Nation25, lettera27, Free Home University, AMM-Archivio Memorie Migranti, Civico Zero, S.a.L.E Docks.

Laboratorio 2 // artist leader: Emilio Fantin
Nomadismo dell’immaginazione e nomadismo della paura
26-28 ottobre 2015 – vari luoghi a Venezia e S.a.L.e. Docks (VE)
AtWork Lab, in collaborazione con lettera27 > Un laboratorio che affronta il tema del nomadismo in due direzioni: nomadismo dei pensieri (immaginazione), nomadismo del corpo (migrazione), laddove l’immagine interna dialoga con quella esterna, che abita un nuovo territorio, spesso incomprensibile o ostile, nel quale cerca di orientarsi.
Un lavoro che inizia dalla realtà, percorre i sogni e restituisce all’esterno le proprie immagini.
Emilio Fantin // artista italiano che ha rivolto la sua pratica artistica a tematiche riguardanti la comunicazione, il tempo, il rapporto tra arte e natura e il sogno come area non geografica in cui si generano dinamiche d’incontro e di scambio. Utilizza spesso la pratica laboratoriale all’interno di una ricerca che è multidisciplinare. Ha partecipato a diversi incontri e appuntamenti internazionali tra cui alcune edizioni della Biennale d’Arte di Venezia e Documenta13 (Kassel).

Il laboratorio si avvale del format AtWork, creato e promosso da Fondazione lettera27. AtWork è un format educativo che usa il processo creativo per stimolare il pensiero e il dibattito critico. Per l’AtWork Lab di Nationless Pavilion a Venezia, l’artista e i partecipanti saranno dotati ciascuno di un taccuino Moleskine, uno strumento di lavoro e insieme un dispositivo che accoglie e influenza il processo creativo, fino a diventare esso stesso opera.
I taccuini realizzati saranno oggetto di dialogo e messi in mostra presso S.a.L.E Docks dal 31 ottobre fino a 20 novembre. In seguito ciascun partecipante potrà scegliere se donare il proprio taccuino a lettera27, entrando a far parte della sua collezione di taccuini d’autore, e quindi della AtWork Community online e del dibattito critico e culturale che la anima.

Laboratorio 3 // artist leader: Avenir Institute (Denis Maksimov)
State (?)-after-State: Future Potentiality of Post-Nation
29-30 ottobre 2015 // S.a.L.e Docks (VE)

Denis Maksimov affronta il concetto di Stato-Nazione attraverso le contraddizioni contemporanee e passate che lo mettono in crisi. Il metodo di lavoro ‘asking and not knowing’ apre il campo ad un laboratorio che indaga le criticità senza prefiggersi risposte puntuali. Le possibilità future sono il territorio in cui far coesistere paradossi, utopie, eterotopie, scenari meticci ed inclusivi. Costruire insieme questo territorio sarà la pratica messa in atto anche durante gli altri laboratori.
Denis Maksimov // politologo, curatore e critico d’arte russo con sede a Bruxelles. E’ co-fondatore di Avenir Institute, un think tank dedicato alla ricerca transdisciplinare tra arte, filosofia, scienza, politica per tracciare e immaginare possibilità future.

Al termine dei laboratori, il 31 ottobre 2015 al S.a.L.E. Docks di Venezia è previsto l’allestimento collettivo dei lavori emersi, insieme ad una selezione di contributi visivi per un momento che traccia la geografia di Nation 25.
L’installazione sarà visitabile fino al 20 novembre 2015
La mostra rimane aperta dal martedì al venerdì dalle 14.30 alle 18.30
gli altri giorni è possibile prenotare scrivendo a saledocks@gmail.com 
 

Open doors + Party // 31 ottobre 2015 h17 – S.a.L.e Docks, Venezia

COME ISCRIVERSI

Iscrizioni // I laboratori sono gratuiti e aperti a tutti per un massimo di 20 partecipanti.
Invitiamo in particolare a partecipare rifugiati, richiedenti asilo, oltre ad artisti, operatori impegnati con i migranti e studiosi della condizione postcoloniale.

Per partecipare o per informazioni // inviare una mail a nazione25@gmail.com con le seguenti informazioni: indicare se si desidera partecipare a uno solo o a entrambi i laboratori, numero di telefono e indirizzo e-mail, breve biografia. Le application saranno prese in considerazione compatibilmente con il numero limite dei partecipanti.
Deadline iscrizioni // 18 ottobre 2015 

E’ inoltre attiva una Open Call per inviare contributi foto, video, testi, oggetti che formeranno un archivio di lavoro da usare durante i laboratori. Info dettagliate su: www.nation25.com

///////////////////////////////////////////////////////////////////////////

Il Nationless Pavilion è un progetto di Sara Alberani ed è parte della piattaforma artistica  Nation25 fondata da Elena Abbiatici, Sara Alberani, Caterina Pecchioli.
Curatorial Team Nationless Pavilion 2015 Sara Alberani, Elena Abbiatici, Caterina Pecchioli

MAIN PARTNERS: AMM-Archivio Memorie Migranti, Free Home University, lettera27, Musagetes Foundation

PARTNERS: Ammirato Culture House, BabelMed, Civico Zero, Comitato giustizia per i nuovi Desaparacidos nel Mediterraneo, Habeshia Agency per la cooperazione allo sviluppo (A.H.C.S), MAAM Museo dell’altro e dell’altrove, S.a.L.E. Docks.

Con la partecipazione dello SPRAR –GUS di Castrì (LE) e della rete di SPRAR del Comune di Venezia

Contatti:
www.nation25.com
nazione25@gmail.com

« Older Entries

About Me

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Etiam erat ante, aliquet vitae feugiat id, dapibus at odio. Nullam sem elit, mattis ut porta eu, vulputate vitae arcu.

Top of page