AB-STRIKE //UNA PIATTAFORMA FANTASCIENTIFICA PER UNO SCIOPERO ASTRATTO// 1-8 MAGGIO

aprile 11, 2015 at 15:08 , by admin

AB-STRIKE è una piattaforma predisposta da S.a.L.E. Docks e Macao, un esercizio di immaginazione sovversiva, una fabbrica di algoritmi del comune, un laboratorio di commons, una fucina di azioni, opere, dialoghi che prenderà corpo tra l’1 e l’8 maggio a Milano e Venezia.


AB-STRIKE is a platform set up by S.a.L.E. Docks and MACAO, a practice of subversive imagination, a laboratory of commons, a hotbed of actions, artworks, talents and debates that will come into being from the 1st to the 8th of May 2015, in Milan and Venice

English version below

Il lavoro dell’artista è segnato da confini incerti, ciononostante è diventato paradigmatico all’interno di un modello produttivo sempre più votato alla capacità linguistiche, relazionali e performative in cui la creatività diventa uno strumento manageriale irrinunciabile e i termini innovazione e cultura si attraggono come calamite. L’artista e il lavoratore culturale hanno interrogato il proprio ruolo alla luce del Postfordismo, del Neoliberismo, del capitalismo cognitivo e così via. Sempre più spesso lavorano gratuitamente, qualcuno dice addirittura che lavorano sempre, anche quando leggono un libro, visitano una mostra, chiacchierano al bar, usano i social network. Per loro, come per molti altri, la parola sciopero suona come un enigma. Come si blocca la fabbrica della cultura? Come si produce un danno all’economia dell’evento? Come si rovescia la finanza che con i suoi algoritmi ha prodotto la crisi, impoverito il lavoro e arricchito i lobbisti della speculazione? Il controllo dei big datapermette una enorme archiviazione di comportamenti sociali: l’intelligenza collettiva è la nuova e più importante merce per il capitale. Attraverso algoritmi si produce ricchezza mediante un quotidiano controllo biopolitico. È possibile opporre all’astrazione finanziaria uno sciopero astratto?
AB-STRIKE è una piattaforma predisposta da S.a.L.E. Docks e MACAO, un esercizio di immaginazione sovversiva, una fabbrica di algoritmi del comune, un laboratorio di commons, una fucina di azioni, opere, dialoghi che prenderà corpo tra l’1 e l’8 maggio a Milano e Venezia. In sintonia con le mobilitazioni internazionali contro l’Expo, la piattaforma interroga due dimensioni urbane diverse, ma entrambe caratterizzate da un ruolo primario nella cosiddetta “economia dell’evento” di cui l’Esposizione Universale rappresenta il catalizzatore di turno. Non è un caso che la Biennale d’arte scelga quest’anno di aprire quasi in contemporanea. Occorre Reinventare il concetto di Festival e, più in generale, quello di evento artistico. Se la creatività è la nuova veste del capitale, inventiamo forme di organizzazione di artisti che sfidano il potere attraverso nuovi linguaggi e nuove forme di autogoverno.

TAVOLE ROTONDE

PANEL 1 (@Macao) // 4 maggio 2015 14.30-19.30 
Valore politico delle nuove tecnologie e dell’innovazione culturale. Il futuro è politico?
Adam Arvidsson, Franco Berardi BIFO, Andrea Fumagalli, Stefano Lucarelli, Marco Sachy (D-Cent), Tiziana Terranova, Akseli Virtanen – Robin Hood Minor Asset Management Cooperative e MACAO
Quanto l’innovazione tecnologica e modelli decentralizzati di governance possono costruire commonfare, contrastando le nuove forme di militare controllo biopolitico del capitale?

PANEL 2 (@S.a.L.E. Docks) // 7 maggio 2015, 17.30 – 20.30 
Scioperiamo! Verso una piattaforma intercontinentale per i lavoratori dell’arte e della cultura
Global Ultra Luxury Faction/Gulf Labor, Noah Fischer/Artists as Debtor, Florian Schneider (preside dell’Accademia di Belle Arti di Trondheim), Roberto Ciccarelli (ricercatore/giornalista), Natalya Pershina-Yakimanskaya (Gluklya, artista), Anna Bitkina (Curatrice-TOK), Andrea Fumagalli (economista), Lorenzo Marsili e Luigi Galimberti (European Alternatives/Transnational Dialogues), Greg Sholette/Gulf Labor, Cooperativa Crater Invertido, Arts Collaboratory, S.a.L.E. Docks, Macao e molti altri…
Questa tavola rotonda mette insieme prospettive diverse sul tema dell’organizzazione degli artisti e dei lavoratori culturali, dagli Stati Uniti fino all’Europa continentale e mediterranea. Temi centrali del dibattito saranno: l’effetto del debito sulla vita dell’artista. La necessità di inventare nuovi modelli di produzione e forme di vita contro il dispositivo neoliberale. Il ruolo dei brand artistici multinazionali nella nuova divisione globale del lavoro. Il bisogno di nuove forme di lotta e di networking di fronte al potere di cattura delle istituzioni artistiche e delle industrie creative.

PANEL 3 (@S.a.L.E. Docks) // 8 maggio 2015, 18.30 – 20.30 
Lo sciopero nell’era dell’astrazione finanziaria
Antonio Negri (filosofo), Matteo Pasquinelli (ricercatore indipendente), Marco Assennato (ricercatore indipendente), Florian Schneider (preside dell’Accademia di Belle Arti di Trondheim).
Astrazione è una parola ambigua, non designa solo una particolare attitudine verso segno artistico, ma anche la capacità del capitale di trasformare il lavoro in equivalente generale. Oggi l’immagazzinamento di metadati e l’utilizzo di algoritmi sempre più complessi da parte del capitale impongono alle moltitudini di interrogarsi in merito all’efficacia delle loro pratiche politiche, linguistiche ed aritistiche.

WORKSHOP

Workshop 1 (@Macao) // 1-5 maggio
Robin Hood Minor Asset Management Cooperative apre un ufficio a Milano!
Robin Hood è la pecora nera dei fondi d’investimento che piega i poteri della finanza alla produzione e alla salvaguardia del comune. Utilizza le potenzialità della finanza per riaprire uno spazio economico. Ripensa le tecnologie per trovare come la finanza può essere più utile. La strategia di Robin Hood è la stessa di 600 anni fa a Sherwood: attaccare le strade dove passa la ricchezza sottratta al popolo, per redistribuire il bottino, e fare una grande festa. Ma i metodi sono un po’ diversi. Robin Hood fa uso dei Big Data, utilizza algoritmi e blockchains, segue le operazioni della borsa americana, accumula banche dati di operatori finanziari, li decostruisce da individui in dividui, e mette a disposizione di tutti i loro più importanti mezzi di produzione. Il team di Robin Hood arriva a Macao per lavorare sul lancio delle Obbligazioni Hood. Le Obbligazioni Hood sono una prima generazione di non-Criptomoneta: crypto-asset (Collateralized equity Note) sostenuta dal portafoglio dinamico di Robin Hood che imita le regole dell’oligarchia finanziaria di mercato. Niente di tutto ciò è mai stato fatto prima. Benvenuti nel lato selvaggio della finanza. L’ufficio di Milano è aperto.
Siete invitati a partecipare, seguire o prendere parte ai lavori. Tra gli altri, impiegati a Robin Hood Milano: Akseli Virtanen, Brett Scott, Tiziana Terranova, Benjamin Lozano, Pekko Koskinen, Dan Hassan, Emanuele Braga, Teppo Vesikukka, Harri Homi, Ana Fradique, Tere Vaden, Luca Guzzetti. 

Workshop 2 // 6 maggio 2015, 14.30 – 18.30
Punti di interruzione: Strike Preparation Camp 
Daniel Blanga Gubbay (Aleppo)
Uno sciopero inizia con il corpo: inizia dalla posizione che il corpo assume in relazione ad una stabilita in precedenza ][…]. Allora un’interruzione non è semplicemente il rifiuto di proseguire con il normale flusso delle cose: lo stesso gesto re-figura le inclinazioni della superficie. Crea una deviazione nel flusso normativo delle cose, aprendo uno spazio tra ciò che è permesso e ciò che è possibile. Aleppo apre per un giorno lo “Strike Preparation Camp”, un insieme di domande, letture e video sul potere delle interruzioni e  sul ruolo dell’arte come sciopero. La giornata si articola in tre punti di interruzione:

  • In che modo l’interruzione pone in questione l’idea di flusso automatico, e qual’é il ripensamento della violenza in questo contesto. (perché parliamo di violenza dell’interruzione e non di violenza della norma)
  • “Sciopero artistico / L’arte come sciopero”. Dialogo con Florian Schneider sul suo testo “10 Working Points For The Artist In The New Division of Labour”.
  • L’interruzione continua: pensare l’interruzione oltre l’idea d’eccezione.

AZIONI

Robin Hood Minor Asset Management Cooperative and MACAO
Il parassita: sottrarre denaro ai mercati finanziari per creare il comune
Questa operazione riguarda una questione critica: il sistematico ricorso al lavoro gratuito, con più di 8000 volontari impiegati da Expo2015 s.p.a. per la realizzazione del grande evento, il cui unico rimborso consiste in buoni pasti.

Global Ultra Luxury Faction/Gulf Labor
“We have yet to hear the Guggenheim’s public statement about this disturbing event”

ZEBRA (un laboratorio sullo sciopero astratto a Macao)
Immaginiamo un futuro in cui tutto ciò che possiamo produrre è già stato probabilmente previsto. Le macchine possono calcolare il nostro comportamento, il nostro desiderio, il nostro tempo. Questo futuro è già ora. Come si può sospendere questo tempo. Pensare ad uno sciopero è poter interrompere questa storia, creare una narrazione imprevista, ribaltare il punto di vista, costruire alternativa praticabile. ZEBRA è un laboratorio su EXPO2015 con l’obiettivo di non essere visti, di non essere cioè né nella norma né nell’abnorme. Vorremo uscire dal catalogo, occupare l’immaginario, riaffermare la potenza del desiderio e riappropriarci del futuro.
Co-created by Sara Leghissa and Francesca de Isabella (Strasse), Emanuele Braga and Maddalena Fragnito (Landscape Choreography), Camilla Pin, Luca Chiaudano, Cristina Rizzo, Monica Gentile, Leonardo Delogu and Valerio Sirna, Benno Steinegger, Nhandan Chirco and Branko Popovic, Isabella Mongelli, Livia Porzio, Paolo Gerbaudo, Roberta Bonetto, Silvia Calderoni and Ilenia Caleo, GianMaria Di Pasquale, Flora Vannini, Sarah Barberis.

-  Urban Image of a Citizen
Azioni urbane, piccole, solitarie, si introducono nelle folle che attraversano la città. Come eventi improvvisi, generano interruzioni che qualificano il momento e il luogo in cui accadono, occasioni per destabilizzare i flussi mettendoli in relazione con una parte che cessa di essere invisibile. La città come laboratorio permanente in cui il coabitare di artisti, studenti e residenti crea nuove traiettorie,  apre spazi di sospensione e nuove possibilità all’inatteso. L’azione performativa si ripeterà in 5 punti diversi della città, adiacenti a ponti e zone di passaggio.
Performer: Marianna Andrigo, Roberta Da Soller, Carlotta Bisello, Michela Solinas, Gea Polimeni. Progetto OPEN#7 nato dalla collaborazione di Marianna Andrigo e il sostegno di LiveArtsCultures.

Curandi Katz
Il lavoro di Curandi Katz attualizza le dinamiche d’interazione che muovo da una scala intima di desiderio personale verso l’apertura della mutualità, responsabilità e trasparenza tra gli individui attraverso azioni che hanno luogo in comunità formali e informali e in relazione a istituzioni intenzionali o non intenzionali. La loro pratica si costruisce sull’atto del “prendersi cura”, grazie a strategie in cui forme artistiche s’intrecciano con azioni radicali proprie dell’ambito attivista.

DISPLAY

@Sale Docks e @Macao
Global Ultra Luxury Faction/Gulf Labor, ZEBRA (un laboratorio sullo sciopero astratto a Macao), Open#7/Gruppo Dispositivo SPaziale, Open#7/Awakening (photographers movement), Open#7/Scioper@! X Inciso

Dispositivo Spaziale
L’assemblea intesa come strumento propedeutico alla ricerca di nuove metodologie di sciopero. Lo spazio del S.a.L.E. Docks interpretato come luogo adatto alla creazione di un’assemblea permanente. Lo spazio viene riconfigurato in riferimento al teatro minoico, antico luogo di incontro e scambio culturale. Assemblee, tavole rotonde, performances e opere d’arte arricchiranno e completeranno lo spazio.
Un progetto OPEN#7 / gruppo Dispositivo Spaziale: Francesca Modolo & Alessandro Zorzetto (Rural Boxx), Roberto Dell’Eva, Piter Perbellini, Michela Solinas, Denise Bianco, Altea Bacchetti.

Tutti i materiali utilizzati per la realizzazione provengono dal progetto ReBiennale.

 

BLOG
ab-strike.tumblr.com

by Festival FOLLE/Macao e S.a.L.E. Docks

 

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The work of the artist has no defined boundaries, nonetheless it has become paradigmatic within a productive model increasingly oriented to linguistic, relational and performative skills in which creativity is an essential managerial asset and terms like innovation and culture attract each other like magnets. The artist and the cultural worker have questioned their own role in the light of Postfordism, Neoliberalism, cognitive capitalism and so on. Artists often work for free, someone says that they are always at work even if they read a book, visit an exhibition, chat with friends at the bar and use social networks. For them, as for many others, the word strike sounds like a conundrum. How do you block the industry of culture? How do you damage the “event economy”? How do you overthrow finance and the algorithms that produced the crisis, impoverishing the workers and enriching the lobbies of speculators? The control over big data allows a massive profiling of social behaviours: collective intelligence is the newest and more important  commodity for the capital. With algorithms, wealth is produced through a constant biopolitical monitoring. Is it possible to fight the financial abstraction with an abstract strike? AB-STRIKE is a platform set up by S.a.L.E. Docks and MACAO, a practice of subversive imagination, a laboratory of commons, a hotbed of actions, artworks, talents and debates that will come into being from the 1st to the 8th of  May 2015, in Milan and Venice. In tune with the international mobilisations against “EXPO Milano 2015”, the platform tackles two different urban dimensions both characterised by the same primacy of the so called event economy. It is not by chance that this year the Venice Biennale choses an early opening and will run parallel to the Expo in Milan. Let’s re-imagine the concept of festival and artistic events. If creativity is the fuel of capital, let’s invent new forms of artists organisations that challenge the power through new languages and new forms of self-governance.

TALKS

PANEL 1 (@Macao) // 4th May 2015, 2.30 – 7.30 pm
The political value of new technologies and cultural innovation. Is the future political?
Adam Arvidsson, Franco Berardi BIFO, Andrea Fumagalli, Stefano Lucarelli, Marco Sachy (D-Cent), Tiziana Terranova, Akseli Virtanen and Robin Hood Minor Asset Management Cooperative and MACAO 
Can technological innovation and decentralized models of Governance build commonfare, fighting new forms of military biopolitical control by the capital?

PANEL 2 (@S.a.L.E. Docks) // 7th May 2015, 5.30 – 8.30 pm
Let’s Strike! Towards an inter-continental platform for art and cultural workers
Global Ultra Luxury Faction/Gulf Labor, Noah Fischer/Artists as Debtor,  Florian Schneider (Head of Trondheim Academy of Fine Arts), Roberto Ciccarelli (Researcher/Journalist), Natalya Pershina-Yakimanskaya (Gluklya, artist), Anna Bitkina (Curator-TOK), Andrea Fumagalli (economist), Greg Sholette/Gulf Labor, Cooperativa Crater Invertido, Arts Collaboratory S.a.L.E. Docks, Macao and many others… 
This round table brings together different perspectives on the issue of artists and cultural workers organisation, from the U.S. to Northern and Mediterranean Europe. We will start from issues such as: the effect of debt over the life of the artist. The necessity of inventing new models of production and forms of life against the neoliberal frame. The role of multinational art brands in the new global division of labour. The need for new methods of struggle and networking to go beyond the capturing devices of art institutions and creative industries.

PANEL 3  (@S.a.L.E. Docks) // 8th May 2015, 18.30 – 20.30 
The Strike in the Age of Financial Abstraction
Antonio Negri (Philosopher), Matteo Pasquinelli (Independent Researcher), Marco Assennato (Independent Researcher), Florian Schneider (Head of Trondheim Academy of Fine Arts).
Abstraction is an ambiguous word, it doesn’t only describe a peculiar attitude towards the artistic sign, but also the capitalistic propensity to see work as the general equivalent. Today the storage of metadata and the use of complex algorithms by the capital, forces the multitudes to ask new questions about the efficacy of their political, linguistic and artistic practices.

WORKSHOPS

Workshop 1 (@Macao) // May 1st-5th 
The famous Robin Hood Asset Management Cooperative opens office in Milan! 
Robin Hood is the black sheep of activist hedge funds which bends powers of finance to the production and protection of the common. It uses capacities of finance to reopen the economic space. It reengineers financial technologies to see what more can finance do. The Robin Hood service strategy is the same as it was 600 years ago in Sherwood: attack the routes of wealth appropriated from the people, distribute the booty, big party. But the methods are a little different. Robin Hood does now big data, uses algorithms and blockchains, follows transactions at the U.S. stock exchanges, makes databanks of market actors, deconstructs them from individuals into dividuals, and shares their most important means of production to everyone. The Robin Hood team comes to Macao to work on the launch of the Hood Notes. The Hood Notes are a first generation non-cryptocurrency cryptoasset (Collaterilized Equity Note) backed up by the Robin Hood’s dynamic portfolio of stocks which imitates the emerging conventions of the financial oligarchy at the market. Nothing like has been done before. Welcome to the wild side of finance. The Milan office is open. 
You are welcome to join, follow or take part in the work. Robin Hood Milan office workers, among others: Akseli Virtanen, Brett Scott, Tiziana Terranova, Benjamin Lozano, Pekko Koskinen, Dan Hassan, Emanuele Braga, Teppo Vesikukka, Harri Homi, Ana Fradique, Tere Vadén, Luca Guzzetti.

Workshop 2 (@S.a.L.E. Docks) // 6th May 2015, 2.30 – 6.30 pm
Points of Interruptions. A Strike Preparation Camp
Daniel Blanga-Gubbay (Aleppo)
A strike starts with the body: it starts from the position that a body takes in respect to the one it had to take. […]Then, an interruption is not simply the refusal to go along with the normal flow of things: the same gesture refigure the inclinations of the surface. It creates a deviation in the normative flows of things, opening up a gap between the permitted and the possible. Aleppo opens for a day a “Strike Preparation Camp”a set of questions, readings and videos on the power of interruptions and the role of art as strike. The day is articulated as three Points of Interruption.

  • Introduction: is the strike an action or the interruption of an action? On flux and violence (introduction, video session and a reading group)
  • “Art Strike / Art as a Strike”. Discussion with Florian Schneider on “10 working points for artists in new divisions of labor”.
  • The Continuous Interruption: thinking interruption beyond the idea of exception.

ACTIONS

- Robin Hood Minor Asset Management Cooperative, minor asset management and MACAO.
The parasite: stealing money to financial markets  in order to create the common
The Milano Operation takes on a critical issue: the systematic exploitation of volunteer work, with 8000 workers serving for Expo, their only payment being free meals.

- Global Ultra Luxury Faction/Gulf Labor
“We have yet to hear the Guggenheim’s public statement about this disturbing event”

- ZEBRA (a laboratory on abstract strike in Macao) 
Let’s imagine a future in which all we can create is already probably expected. The machines can calculate our behavior, our desire, our time. This future is now. How can we suspend this time, what is the point now for a strike? It means interrupting this cycle, forging an unexpected plot, changing the point of view. ZEBRA is a collective experiment that during Expo 2015 will explore the art of disappearing,  of not being seen, of not being neither the rule nor the abnormal. We want to be out of the catalogue, besiege the imagination, reaffirm the force of desire and reclaim the future. 
Co-created by Sara Leghissa and Francesca de Isabella (Strasse), Emanuele Braga and Maddalena Fragnito (Landscape Choreography), Camilla Pin, Luca Chiaudano, Cristina Rizzo, Monica Gentile, Leonardo Delogu and Valerio Sirna, Benno Steinegger, Nhandan Chirco and Branko Popovic, Isabella Mongelli, Livia Porzio, Paolo Gerbaudo, Roberta Bonetto, Silvia Calderoni and Ilenia Caleo, GianMaria Di Pasquale, Flora Vannini, Sarah Barberis.

- Urban Image of a Citizen
Small urban actions appear in the crowds passing through the city. As sudden events, they generate breaks that qualify the time and the place where they happen, opportunities to destabilize flows relating them with a part that ceases to be invisible. The city as a permanent laboratory where cohabitation of artists, students and residents creates new paths, open spaces of suspension and new possibilities to the unexpected.The actions will be repeated in five different points of the city, adjacent to bridges and passageways. 
Performers: Marianna Andrigo, Roberta Da Soller, Carlotta Bisello, Michela Solinas, Gea Polimeni. Part of OPEN# 7 Project in collaboration with Marianna Andrigo and the support of LiveArtsCultures.

- Curandi Katz
The work of Curandi Katz actualizes dynamics of interaction that move from private and intimate scale of personal desire towards a warm openness of mutuality, accountability and transparency between individuals, in formal and informal community, and in relation to intentional or unintentional institutions. It focuses on taking care with strategies that weave artistic forms with radical actions related to the realm of activism.

DISPLAY

@Sale Docks and @Macao
Global Ultra Luxury Faction/Gulf Labor, ZEBRA (a laboratory on abstract strike in Macao), Open#7/Spatial Device Group, Open#7/Awakening (photographers movement), Open#7/Scioper@! X Inciso

- Spatial Device
The assembly is read as an introductory tool in search of new strike methodologies. S.a.L.E. Docks spaces are interpreted as suitable for the creation of a permanent assembly. The space is reconfigured in reference to the Minoan theater, ancient place of meeting and cultural exchange. Assemblies, panel discussions, performances and artworks will enrich and complete the space.
OPEN#7 / Spatial Device group: Francesca Modolo & Alessandro Zorzetto (Rural Boxx), Roberto Dell’Eva, Piter Perbellini, Michela Solinas, Denise Bianco, Altea Bacchetti.

All the materials used during the construction are offered by ReBiennale project.


BLOG

ab-strike.tumblr.com

by Festival FOLLE/Macao and S.a.L.E. Docks

 

 

TAVOLA ROTONDA // ESSERE “TRA” ABITARE LA 25°NAZIONE // 8 MAGGIO h. 15-17

aprile 28, 2015 at 12:24 , by admin

Tavola rotonda
Essere “tra”, Abitare la 25° Nazione - Un gesto di apparizione, quali territori e diritti?
8 maggio  15.00 – 17.30

 

La tavola rotonda apre la piattaforma artistica/immaginativa di Nation25, con il primo progetto Nationless Pavilion.
In un contesto di Padiglioni Nazionali a Venezia indaghiamo lo spazio di chi una nazione non ce l’ha più, avendola lasciata per motivi politici, di guerra, religiosi. Essi sono definiti rifugiati e il loro numero rappresenta demograficamente la 25′ nazione al mondo. Sono invitati a parlare artisti, migranti e professionisti attivi sul fronte dell’interazione socio-culturale riguardante i movimenti migratori, intorno ad una tavola allestita con opere e fonti legati agli interventi.
Il dibattito si delinea intorno al gesto fondativo e critico del Nationless Pavilion
PAVILION – Cosa rappresentano oggi i Padiglioni Nazionali in Biennale? Cosa significa mantenere una separazione identitaria nazionale quando è in gioco la sfida ai confini?
NATIONLESS – Qual è la differenza fra nascere in un luogo e avere una nazionalità? Può una Nazione fondarsi su esigenze comuni e non sull’appartenenza allo stesso territorio? E’ possibile essere “cittadini del mondo”? “Quanto vale un uomo senza documenti? Meno di un documento senza un uomo.” (Joseph Roth)
25 – Sono i 51,5 milioni di rifugiati riconosciuti come tali. Chi sono le persone che quotidianamente i media presentano come numeri? Qual è la cartografia fisica, psicologica, e immaginaria di chi si sposta? Quali sono le diverse esperienze umane che riguardano la vita di una comunità in fuga, il cui territorio è a più livelli liquido?

OSPITI
Jowan Akkash (giornalista, rifugiato siriano) – Mohamad Al Husain (medico, rifugiato) – Federica Araco (giornalista, BabelMed) – Marco Baravalle (S.a.L.E. Docks) – Gregory Beals (fotografo, giornalista) – Elena Bellantoni (artista) – Giorgio de Finis (MAAM, Museo dell’altro e dell’altrove) – Nathalie Galesne (giornalista, caporedattrice BabelMed) – Rosa Jijon (artista) – Francesco Martone (attivista, Comitato Verità e Giustizia per i nuovi Desaparecidos) – Costanza Meli (Associazione Isole) – Cesare Pietroiusti (artista) – Alessandra Pomarico (curatrice, Free Home University) – Lorenzo Romito (architetto-artista, Stalker/Osservatorio Nomade) – Federico Simonti (scrittore) – Don Mussie Zerai (presidente Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo (A.H.C.S).

Visual contributions: Gregory Beals, Elena Bellantoni, Shady El Noshokaty, Rosa Jijon, Stalker/Osservatorio Nomade, Calixto Ramirez Correa, Emanuele Satolli.

 

Nation25: è una piattaforma in evoluzione. Nata nel 2014 attraverso la raccolta di esperienze di vita migratorie da parte di lavoratori in campo umanitario e artistico, si è sviluppata fino ad assumere una forma dinamica e di confronto costante fra curatori, artisti, rifugiati, umanitari etc. L’intento è quello di ripensare le esperienze di migrazione ed espropriazione e ciò che esse attivano, attraverso il linguaggio artistico e la sua autonomia poetica. Per la Biennale 56 di Venezia Nationless Pavilion apre il percorso immaginativo di Nation 25.

 

Nation 25 | The Nationless Pavillion
Curatela: Sara Alberani, Elena Abbiatici, Caterina Pecchioli
Comitato scientifico: Gregory Beals, Francesco Martone
da un’idea di: Sara Alberani, Gregory Beals

 

CONTATTI
www.nation25.com
nazione25@gmail.com

 

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ROUNDTABLE
Rendering a Nation: The Territories of the Dispossessed.
May 8, 2015, 3.00 – 5.30 pm 

Refugees, migrants, artists and humanitarians will discuss the notion of a Nationless Pavilion from their own expertise and experience.
The meeting will take place around a table prepared with texts, objects, photos, documents and sources linked to the interventions.
The talk will seek to better define the idea of a “nation” whose existence is based on common needs and experiences and opposed to territorial integrity.
Further the talk seeks to discuss how the notion of a pavilion and the artistic practice it includes can address the challenges of dispossession. The idea of a Nationless pavilion requires that we rethink notions of borders, identity, belonging and exclusion. The challenge is to find an element that embodies a place of belonging – one with an artistic practice relates both to social facts and imaginative possibilities.
The focus will go to “the Nationless”: 51.5 million people, to move from the abstraction of a number to the human beings with their physiognomies, visions and narratives.

☛ Nation 25 is an art project that seeks to shine a light on the lives of refugees, migrants and the internally displaced.
The project through politics and art seeks to examine critical questions around the desire and experience of flight: the nature of borders, crossing and drift, the geography of fear, resilience and imaginative places of safety.
☛ The first project of Nation 25 is The Nationless Pavilion, as this territory merits representation among the nations at the Venice 56th Biennale, in comparison with the system of national pavilions: a foundational and critical gesture at the same time, an act to rethink the concept of nation.
The project will open in Venice with a series of collective moments from May to November: open call, performance and laboratory.

 

GUESTS:
Jowan Akkash (journalist, Syrian refugee) - Mohammad Al Husain (doctor, refugee) - Federica Araco (journalist, Babelmed) - Marco Baravalle (S.a.L.E. Docks) - Gregory Beals (photographer, journalist) - Elena Bellantoni (artist) - Giorgio de Finis (MAAM, Museo dell’altro e dell’altrove) - Nathalie Galesne (journalist, Chief editor Babelmed) - Rosa Jijon (artist) - Francesco Martone (activist, Committee for Justice for new Desaparecidos) – Costanza Meli (Associazione Isole) - Cesare Pietroiusti (artist) - Alessandra Pomarico(curator, Free Home University) - Lorenzo Romito (Stalker / Osservatorio Nomade) - Federico Simonti (writer) - Don Mussie Zerai (President Habeshia Agency).

Visual contributions: Gregory Beals, Elena Bellantoni, Shady El Noshokaty, Rosa Jijon, Stalker/Osservatorio Nomade, Calixto Ramirez Correa, Emanuele Satolli.

 

Nation 25: The project was born in 2014 from conversations between refugees, migrants, humanitarians and art workers. The intent is to translate the experience of migration and displacement through an artistic and poetic language for a re-reading of social facts. Thus the Nationless Pavilion was born as an imaginative undertaking of Nation 25.

 

Nation 25 | The Nationless Pavillion
Curatorial team: Sara Alberani, Elena Abbiatici, Caterina Pecchioli
Scientific Committee: Gregory Beals, Francesco Martone
Idea: Sara Alberani and Gregory Beals

 

CONTATTI
www.nation25.com
nazione25@gmail.com

#9M APPELLO AL MONDO DELL’ARTE E DELLA CULTURA – BASTA GRANDI OPERE! FUORI LE GRANDI NAVI!

aprile 21, 2015 at 11:02 , by admin

#9M APPELLO AL MONDO DELL’ARTE E DELLA CULTURA

Basta grandi opere! Fuori le grandi navi!

Liberiamoci da mafia e corruzione

Costruiamo una grande manifestazione per liberarci
dalla cricca delle grandi opere inutili, dannose e imposte, il  9 maggio


Venezia è patrimonio dell’umanità. Dal Medioevo fino ad oggi questa città è stata sinonimo di cultura, cosmopolitismo e libertà d’espressione garantita, nel corso dei secoli, a centinaia di intellettuali altrove considerati “scomodi”. In laguna si è sviluppata una delle tradizioni artistiche più importanti del Rinascimento italiano e qui, ancora oggi, tutto il mondo dell’arte si da’ convegno.

La stessa esistenza di Venezia può essere considerata come una vera e propria opera d’arte di equilibrio tra uomo ed ecosistema, tra artificio e natura. Bene, questo “capolavoro” vivente ha bisogno essere difeso, poiché esso è minacciato sia materialmente che culturalmente.

Le grandi navi da crociera continuano ad “inchinarsi” di fronte a Piazza S. Marco, perpetrando un gravissimo danno ambientale al delicato sistema lagunare, inquinando l’aria e contribuendo a diffondere un modello di turismo “mordi e fuggi” socialmente insostenibile per una piccola città che sopporta circa 30 milioni di visitatori l’anno.

L’autorità portuale, grande sponsor delle crociere, è legata a doppio filo con la cricca del Mose, quell’intreccio imprenditorial-politico che, in nome del proprio privato profitto, ha corrotto e dirottato miliardi di euro verso un’opera obsoleta, rapinando fondi alle politiche sociali, all’arte e alla cultura. Che cosa è cambiato dopo gli arresti che hanno sconvolto la città? Non molto purtroppo, se pensiamo che il Porto ha proposto lo scavo di un enorme nuovo canale lagunare, il Contorta S.Angelo (oggi poco più di un sentiero d’acqua, profondo circa 2 m.) che dovrebbe diventare una vera “autostrada navale” larga 150 e profonda 10. Ancora manomissione dell’ecosistema, ancora una grande opera a tutto beneficio degli imprenditori della cricca. La stessa cosa dicasi per Expo Venice, dove a giovarsi della costruzione del polo fieristico a Marghera, è stata, ancora una volta, una ditta del famigerato Consorzio Venezia Nuova, il grande corruttore della vita pubblica della città.

Per questo chiediamo al mondo dell’arte, della cultura e della ricerca di firmare l’appello alla mobilitazione del 9 maggio, promossa dal Comitato No Grandi Navi, un comitato indipendente di cittadini e cittadine.

Chiediamo a tutti di essere presenti al corteo, di testimoniare la propria posizione in una fase così cruciale, ma anche di inviarci una fotografia o un piccolo video di sostengo all’iniziativa.

Vogliamo essere gli artefici di questo capolavoro chiamato Venezia.

Aderisci all’appello, manda la tua fotografia o il tuo video a: info@nograndinavi.it

Comitato No Grandi Navi

CONTRO + OPEN#7 PREVIEW // GIOVEDì 23 APRILE h. 21 //

aprile 16, 2015 at 16:05 , by admin

Giovedì 23 aprile 2015
ore 21.00

CONTRO di Lydie Salvayre (Bèbert edizioni)
Lettura di EVA GEATTI
Chitarra MARCELLA RICCARDI

OPEN#7 preview
dalle 22.00 DJ SET LE CRI!!

CONTRO

Contro è una caustica riflessione sull’esistenza dell’individuo e sulla decadenza ed i limiti culturali dell’attuale società; è un invito al risveglio dal torpore quotidiano, uno sguardo obliquo sul presente, un discorso costruito per essere detto.
Un’incisiva onda d’urto per capire i limiti, gli eterni ritorni e le costrizioni che viviamo quotidianamente fuori e dentro di noi. Un cosiddetto testo engagè:
“Uscite dal coma, gli dicevo, e ritornate in voi,
non siete dei vitelli. Era a me stessa che parlavo in verità ed era me stessa che in questo modo esortavo.”
“Inventariate le vostre forze. E siate devoti alle vostre collere, negligentemente, o nella rabbia a seconda dei giorni e dei vostri umori.”

Eva Geatti, performer ed artista visiva, nel 2001 con Nicola Toffolini fonda la compagnia teatrale Cosmesi; ha collaborato fra gli altri con Motus, Fiorenza Menni, Masque Teatro

Marcella Riccardi, chitarrista e cantante, ha cofondato i Franklin Delano ed i Blake/e/e e collaborato fra gli altri, con i Massimo Volume; attualmente attiva come BeMyDelay.

www.internazionale.it/notizie/2014/11/05/l-inizio-di-contro-un-romanzo-di-lydie-salvayre

 

OPEN#7 preview
dalle 22.00 DJ SET
LE CRI!!
www.mixcloud.com/cri-pac

 

OPEN#7 WORKSHOPS // LA PRODUZIONE DELL’ARCHITETTO// 21 MARZO

marzo 16, 2015 at 12:38 , by admin

Workshop
La produzione dell’architetto
Sabato 21 marzo dalle 14 alle 19 

L’iscrizione è gratuita: scrivi a saledocks@gmail.com
LA PRODUZIONE DELL’ARCHITETTO

Strano lavoro quello dell’architetto.
I rudimenti della sua educazione universitaria trovano radici nell’alveo delle avanguardie del movimento moderno con una chiara impronta socialdemocratica; il suo oggetto di studio e riflessione per il lavoro è prima di tutto la città, quale massima espressione della vita associata; tuttavia questa tensione potenziale verso il comune, per esercitarsi, deve poter avvenire dentro le regole – biopolitiche – della fiscalità e delle norme professionali.
Se guardata attraverso questa angolazione, la produzione dell’architetto, intesa sia come formazione del soggetto, sia come produzione di architettura e pensiero sulla città, è quella di una figura schizofrenica costruita per frammenti di razionalità diverse: la tensione ideale della formazione di studente; il discorso della città come forma del welfare; le forme della professione come perimetrazione-limite dell’architetto che agiscono dentro il campo economico fissato dalla crisi.

Gli incontri di Open#7 provano ad approfondire il tema della produzione dell’architetto, indagando separatamente lo spazio di questi tre frammenti:

- L’università e la città 
(la relazione tra gli spazi dell’università e la città dentro l’economia della conoscenza)
- I commons o la città del welfare
(a partire dal lavoro elaborato per la Biennale di Venezia 2014, una riflessione sul ruolo e lo statuto
- La professione e fiscalità. Appunti per un’autoinchiesta.
(il lavoro dell’architetto al tempo della crisi)

La partecipazione è libera e gratuita. Per iscrizioni e informazioni
saledocks@gmail.com

SIMONE CAPRA
Si laurea con lode nel 2004, presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre, relatore Alessandro Anselmi.
Fa esperienza professionale presso diversi studi, italiani e stranieri, tra i quali Torres-Tur y Martinez-Lapeña arquitectos, B720, 2TR architettura, APsT.
Dal 2003 si interessa ai temi della riflessione teorica inerenti l’architettura e la trasformazione del territorio, fondando insieme ad altri il gruppo Labò.
Partecipa a diversi progetti internazionali di ricerca tra i quali: “post-it city” sull’uso occasionale degli spazi pubblici, presso il Centre d’Art Santa Mònica, Barcellona;
“campagna romana”, coordinato da Stalker, sulla trasformazione del territorio metropolitano romano;
“de-scrivere il territorio in trasformazione” presso la Societa’ Geografica Italiana, Roma.
Dal 2012 è dottore di ricerca in architettura, programma internazionale Villard De Honnecourt.
Nel 2008 da avvio al progetto stARTT.

www.startt.it

OPEN#7 WORKSHOPS // MARIANNA ANDRIGO // 14-15 MARZO

marzo 9, 2015 at 10:39 , by admin

OPEN#7 WORKSHOPS
MARIANNA ANDRIGO
14-15 MARZO
dalle 16.00 alle 21.00

PER ISCRIZIONI:
info@liveartscultures.org

“Che senso ha oggi la parola sciopero? Se dovessimo partire dalla cinematica dei corpi calati in specifiche condizioni, come possiamo ridefinire questa parola?
Penso all’azione come un commento al presente, quell’ azione maturata da un sentire che trascina l’intelletto dentro a riflessioni necessarie.  E il sentire nutre l’immaginazione che legge e trasforma il reale, può diventare azione cosciente, contagiosa, capace di consegnare il frutto del nostro sentire.
Ci dedicheremo al corpo, proveremo a raffinare la sua potenza espressiva nel suo divenire corpo politico.
Proviamo a cercare detonatori del sentire, rivolti al presente e all’esterno.”

Marianna Andrigo

Il workshop è gratuito ed è rivolto a studenti, performer, designer, architetti, scrittori, artisti, attori, allestitori, ricercatori, musicisti…

Marianna Andrigo è danzatrice e performer. Vive a Venezia dove, dal 2009, collabora con Aldo Aliprandi alla realizzazione di performance che indagano, in particolare, la relazione tra suono e movimento inseriti nei dettagli della visione – immagine.
Importante la collaborazione con la musicista Johann Merrich con la quale producono performance e co-fondano l’associazione Live Arts Cultures. Ha oltre 10 anni di esperienza nella danza verticale oggi proposta con il progetto vertical waves project e insegna regolarmente danza a Kairos-Venezia.

mariannaandrigo.it

 

UN’ASTA PER KOBANE | MERCOLEDì 11 MARZO h. 18

febbraio 26, 2015 at 17:10 , by admin

ASTA BENEFIT A SOSTEGNO DEL PROGETTO
ROJAVA CALLING 
MERCOLEDì 11 MARZO ORE 18

La città di Kobanê, dopo aver resistito oltre 100 giorni all’assalto dallo Stato Islamico, il 26 gennaio scorso è stata liberata. In questi mesi Kobanê è diventata un simbolo globale della lotta contro il fondamentalismo religioso e la repressione. La comunità curda del Rojava, la regione di Kobanê, in questi anni si è dotata di forme di autogoverno a sostegno dei pari diritti fra donne e uomini, dei diritti delle minoranze etniche e religiose, rappresentando un esempio unico di nuove possibili forme di autonomia.

Durante questo lungo periodo, attivisti dei centri sociali di molte città italiane, Venezia compresa, hanno avviato una staffetta di solidarietà che li ha portati direttamente nella città. La forte volontà di sostenere il progetto politico della Rojava e la resistenza, ha dato vita a una cooperazione politica attraverso aiuti diretti ai rifugiati.  Oltre a un importante lavoro d’informazione, molto tempo è stato speso nei tre campi autogestiti della città di Suruç, assieme alle compagne e ai compagni curdi che si occupano degli aiuti umanitari indispensabili per la sopravvivenza dei rifugiati. Attualmente, questi luoghi sono totalmente dimenticati da enti, istituzioni e grandi organizzazioni internazionali.

Il desiderio di collaborare per la realizzazione di nuovi progetti nel territorio devastato, è stato fin da subito esplicitato da parte dei cittadini di Kobanê e dei villaggi limitrofi. Per questo come S.a.L.E. Docks abbiamo deciso di organizzare un’asta di raccolta fondi. Il ricavato sarà devoluto al progetto Rojava Calling il quale, attraverso i suoi attivisti, si occuperà di farlo pervenire a Kobanê a fine marzo 2015.

Oltre ai lavori presenti al catalogo consultabile in questa pagina, sarà allestita una parte dedicata alla vendita diretta di fotografie, serigrafie e pubblicazioni. Inoltre a tutti coloro che faranno un’offerta durante l’asta verrà regalato un disegno dell’artista Cesare Pietroiusti.

L’asta si terrà l’11 Marzo 2015 dalle ore 18.

L’intero ricavato verrà devoluto al progetto Rojava Calling.

 

 ENG

 

The city of Kobanê, after having survived more than 100 days from the assault by IS, on 26 January was freed. In recent months Kobane has become a global beacon for the fight against religious fundamentalism and repression. The Kurdish community of Rojava, in the region of Kobane, has adopted forms of self-government in support of equal rights between men and women and for rights of ethnic and religious minorities, representing a unique example of possible new forms of autonomy. 

 

During this long period, activists of “Centri Sociali” from various Italian cities, including Venice, have undertaken a solidarity relay to Kobanê and nearby villages to deliver aid essential to the local population. This experience has given rise to political cooperation. Apart from an important function of passing on information, a large amount of time was spent with the Kurd comrades in three self-managed camps in the city of Suruç, and with the people who are dealing with humanitarian aid essential for the survival of refugees. These places have been forgotten by authorities, institutions and multinational organizations.

 

The availability and willingness to collaborate in order to achieve new projects in the devastated area was immediately conveyed by the population of Kobanê and nearby villages. For such reasons, we, as S.a.L.E. Docks, have decided to organize this auction to raise funds for the Rojava Calling project and, through its activists, hope to bring them directly to Kobanê in late March 2015.

 

In addition to the works for auction inside the catalogue, on view at this page, there will be a section dedicated to the direct sale of photographs, screen prints and publications. Moreover all those who will make a donation during the auction will receive a gift drawing by the artist Cesare Pietroiusti.

 

The auction will take place on the 11th of March 2015 from 6 p.m.

 

All proceeds will be donated to the Rojava Calling project.

 

 


6 e 7 FEBBRAIO WORKSHOP PRE-PARATA NO GRANDI NAVI

febbraio 5, 2015 at 11:51 , by admin

 6 e 7 FEBBRAIO dalle 14
WORKSHOP PER PREPARARE I TRAVESTIMENTI DELLE BARCHE 
PER LA PARATA DEL 15 FEBBRAIO 

OPEN#7 MERCOLEDì 11 FEBBRAIO ORE 19

gennaio 22, 2015 at 15:33 , by admin

OPEN#7
MERCOLEDì 11 FEBBRAIO ORE 19
OPEN CALL per artisti, architetti, urbanisti, designers, organizzatori, studenti, attori, performer, illustratori…

Anche quest’anno S.a.L.E Docks apre le porte alla città con il progetto collettivo OPEN#7. Dal 2012 OPEN si è trasformato da “semplice” bando di selezione per l’allestimento di una mostra collettiva a processo aperto volto alla produzione di un evento collettivo finale. Cifra fondamentale di tale processo è la condivisione di competenze, conoscenze, aspettative e desideri in tutte le fasi della produzione, quella delle opere vere e proprie, ma anche quelle dell’organizzazione e della comunicazione. La sfida è la creazione di un processo decisionale collettivo che riguardi modi e contenuti del lavoro.
Noi ci limitiamo a due proposte preliminari. La prima è il tema, quest’anno ci piacerebbe partire dal concetto di SCIOPERO. Ha ancora un senso questa parola? Che significato potremmo darne in relazione alle pratiche artistiche al lavoro culturale e alla formazione? La seconda proposta è invece metodologica. Nell’arco dei due mesi verranno organizzati due LABORATORI gratuiti con alcuni ospiti che presto comunicheremo.

OPEN#7 inizierà l’11 febbraio e si concluderà il 10 aprile con evento finale.

PER UN DIRITTO ALLA CITTA’ GLOBALE, IL CASO DI VILLA HERIOT A VENEZIA

dicembre 19, 2014 at 13:41 , by admin

Il Caso di Villa Hériot a Venezia
Per un diritto alla citta’ globale
Il capitalismo estrattivo tra omologazione e unicità dello spazio urbano

Sulla mappa del nuovo malaffare nazionale, tra la Milano degli appalti per l’Expo e la Roma del Nero Carminati, ci sta il Veneto del sistema Mose, della Concessione Unica al Consorzio Venezia Nuova che, come spesso abbiamo sostenuto, ha costituito la base giuridica, perfettamente legale, per la diffusione della metastasi corruttiva. Non dunque una degenerazione del sistema, ma un sistema a misura di degenerazione. Allo stesso modo, l’alienazione di “pezzi” della città lagunare, dagli edifici di pregio alle isole, la svendita del patrimonio pubblico, non può essere descritta nei termini di una semplice involuzione della politica, giacché il dispositivo di governance, dai “piani alti” della Troika, fino alle amministrazioni comunali, è oggi coerentemente dispiegato per rispondere all’urgenza dell’attuazione delle politiche dell’austerità. Certo, ad ogni livello non mancano le resistenze, come non sono mancate a Venezia, ma dobbiamo ammetterlo, non sono state sufficienti ad invertire la rotta. E se è legittimo non cedere alla demagogia, separando le “mele marce” dalle “persone per bene”, senza l’affermazione di movimenti di massa in grado di imporre un cambiamento epocale non possiamo farci illusioni.

Possiamo però, almeno per quanto riguarda le città, almeno per quanto riguarda Venezia, rilevare un dato un positivo. Se la morsa dell’austerity e la dittatura del bilancio smembrano (assieme alle corruttele) il tessuto urbano, storico, economico e sociale, la vitalità delle pratiche per il “diritto alla città” ci restituisce un terreno d’azione praticabile. Vita, contro la retorica della Venezia che muore, un bios politico che coglie la provocazione dell’ultimo titolo di Salvatore Settis, “Se Venezia muore” e (pur abbracciando i temi della denuncia) la respinge al mittente.

Mi riferisco, in particolare, al recente caso della prevista alienazione del complesso di Villa Heriot, due edifici, una dependance e un grande giardino lasciati dagli industriali francesi Heriot al Comune di Venezia nel 1947 (con esplicita richiesta del vincolo ad uso pubblico). Oggi questo complesso ospita un’Università Internazionale dell’Arte, l’Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea e la palestra di una scuola materna (frequentatissima da oltre sessanta bambini). Ma né le volontà della vedova Heriot né le attività interne hanno fermato il commissario Zappalorto (Venezia avrà nuovamente un sindaco eletto a partire dal maggio prossimo) che si è pronunciato per l’alienazione, rimanendo così fedele alla sua missione di far quadrare i conti, cioè di tagliare i servizi e di liquidare i beni pubblici. Ma questa volta la città ha risposto e la campagna si è messa in moto. Alle due sedute consiliari in cui si è discussa la vendita della villa sono accorse centinaia di persone per manifestare la propria contrarietà. Domenica scorsa il Comitato Villa Heriot Bene Comune ha organizzato un open day per fare conoscere a tutti le attività in corso; un successo enorme, una giornata riuscita e attraversata. C’erano le famiglie, i bambini, gli anziani, gli spazi sociali, assieme a centinaia di altri e agli studenti della campagna “Invendibili”. Quelli che l’anno scorso sono riusciti nell’ardua impresa di salvare tre palazzi storici dell’Università di Ca’Foscari da una permuta sciagurata. E’ qui, dall’interno di questi processi contro le privatizzazioni, che qualcosa può emergere come bene comune. E’ qui che si attua uno scarto, la trasformazione di Villa Heriot da luogo pubblico a patrimonio comune. Qui si manifesta la città che non muore, quella che non ha perso la memoria di sé e che la può usare per guardare oltre.

E però dobbiamo dire con chiarezza che è solo dentro queste contraddizioni che, se proprio non si può farne a meno, è possibile etichettare una città come viva o morta. Poichè queste contraddizioni sono oggi strutturali dello spazio metropolitano, cioè definiscono in negativo cos’è e cosa non è città (come l’esclusione dei metechi definiva la polis e lo sfruttamento di fabbrica definiva la metropoli industriale), al di là delle dimensioni e del numero di abitanti. Dobbiamo quindi agire con attenzione. Dobbiamo fare sì che le nostre mobilitazioni non assumano un tono nostalgico, non cedano al desiderio di un passato idealizzato, di un tempo che non può tornare. Non intendo qui riproporre la semplicistica polemica tra passatismo e presentismo, tra conservazione ed innovazione, ma tutti noi che “facciamo” il diritto alla città, dovremmo sapere che servono strumenti in grado di fare valere questo diritto in uno spazio urbano segnato, nel bene e nel male, dalla globalizzazione. Un diritto alla città globale dunque, poiché Venezia è tale. Lo è perché è simbolo nel mondo, perché venne citata addirittura come modello per la Manhattan delle origini, perché “vanta” decine di imitazioni ora divenute simulacro e perché è (a sua volta) attraversata da piccole città galleggianti (ovvero mastodontiche navi) di proprietà di grandi multinazionali. Ma il punto non è, come sostiene Settis, che l’unicità di Venezia risulta insopportabile alla modernità che vorrebbe ridurla ad omogeneità, la sua peculiarità è invece vittima di un amore violento e rischia di soffocare nell’abbraccio vampiresco del capitale (nostrano e globale). Se la battaglia per la difesa della città storica di Venezia è, simbolicamente, la battaglia per la salvaguardia di tutte le città storiche, allora questa lotta non può che passare per un’evoluzione. Lo schema del locale contro il globale non regge, non solo perché Venezia è, volente o nolente, un luogo dentro la mondializzazione, ma perché gli appetiti della speculazione nostrana, della corruzione “in teccia”, squalificano ogni illusione di una presunta purezza indigena.

Ci piaccia o no, vagheggiare del ritorno alla polis e all’agorà, è un esercizio inutile, quando non pericoloso. Oggi, non dimentichiamolo, il ritorno ad una città omogenea sul piano etnico e religioso si addice soprattutto ai vari populismi europei.

L’omologazione del tessuto urbano, la sua riduzione alla funzione di riproduzione della forza lavoro era un processo già provocatoriamente descritto negli anni 70 da Archizoom. Con eleganza minimalista, la città veniva rappresentata “senza qualità”: geometrie di quadrati neri su fondo bianco, sezioni dominate da una ritmica modulare ripetuta ovunque e all’infinito, pattern di punti in stile quasi optical. Non che oggi l’omologazione non rappresenti un problema, chiamiamola con termini datati come città-territorio o con termini più recenti, adattati alla mondializzazione, come Junk-space o Bigness. E’ però vero che laddove l’omologazione è (fortunatamente) difficoltosa, il capitale agisce da parassita dell’unicità, dei tratti peculiari di un luogo. Venezia è un esempio chiaro di questa dinamica, non è un caso che tendano a naufragare progetti trash come il grattacielo Palais Lumiere, “offerto” da Pierre Cardin, o la parodistica riproposizione di Coney Island (quella sì vero banco di prova ingegneristico e immaginativo del Manhattanismo), “Veniceland” parco a tema presentato da un colosso veneto delle giostre. Quando si vuole provare ad estrarre valore dall’unicità entrano in gioco la rendita di monopolio e il branding, causando danni a volte gravi quanto le più volgari politiche di uniformazione urbana.

Allora attrezziamoci, perché abbiamo bisogno di immaginazione politica per rendere efficace il diritto alla città. In questo senso, forse, può soccorrerci ed ispirarci l’eclettismo architettonico di Villa Heriot, il giardino che emerge dalla laguna, l’atmosfera ariosa e onirica dei suoi spazi, l’inaspettata ma efficace incoerenza degli interni che strizzano l’occhio all’estremo oriente, pur costruendo una sorprendente continuità psicogeografica con la città. Il tutto partorito della mente di Raffaele Mainella, un meridionale, veneziano d’adozione e grande viaggiatore già a fine Ottocento, un cittadino del mondo in una città di cittadini del mondo.

Marco Baravalle – S.a.L.E. Docks

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